Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?

Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.

Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale d’inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote. Bisogna fermare una donna
e parlarle e deciderla a vivere insieme.
Altrimenti, uno parla da solo. È per questo che a volte
c’è lo sbronzo notturno che attacca discorsi
e racconta i progetti di tutta la vita.

Non è certo attendendo nella piazza deserta
che s’incontra qualcuno, ma chi gira le strade
si sofferma ogni tanto. Se fossero in due,
anche andando per strada, la casa sarebbe
dove c’è quella donna e varrebbe la pena.
Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest’uomo, che passa, non vede le case
tra le inutili luci, non leva più gli occhi:
sente solo il selciato, che han fatto altri uomini
dalle mani indurite, come sono le sue.
Non è giusto restare sulla piazza deserta.
Ci sarà certamente quella donna per strada
che, pregata, vorrebbe dar mano alla casa.

Cesare Pavese, Lavorare stanca

2 thoughts on “Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?

  1. L’incontro con questi versi fu per me decisivo. «Bisogna fermare una donna
    e parlarle e deciderla a vivere insieme».
    Mi feci coraggio (la timidezza era tanta … ).
    Giugno 1973: primo incontro con L.
    Vacanze di Natale 1973/74 insieme, nella mia soffitta.
    Uno dei primi viaggi in 1100 con L., nel 1974, fu a Santo Stefano Belbo, per riconoscenza!
    Si dormì in tenda canadese, campeggio libero nei pressi del campo sportivo del paese.
    Da allora siamo ancora assieme.
    Immaginati l’emozione quando mi capita di rileggere questa poesia.

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