Teatro Verdi – Bonate Sopra, 24 marzo 2012
di e con mainikka
Teatro Verdi – Bonate Sopra, 24 marzo 2012
di e con mainikka
di Mainikka
Platone nel Fedro fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία (manìa).
In latino è il furor, il delirium; manìa, furor, delirium: che parole interessanti…
de- lirare, ad esempio, significa “uscir fuori dalla lira”, che era il solco della semina: chi delira, cioè, è uscito dal seminato!
Comunque, per tornare a Platone, esistono quattro tipi di pazzia, di μανία, dicevamo:
1. la mania profetica, infusa da Apollo. È quella propria dei vati, dei veggenti, degli indovini;
2. la mania mistica (o telestica), causata da Dioniso. È posseduta attraverso i riti iniziatici, pensiamo alle Baccanti;
3. la mania poetica, ispirata dalle Muse. È l’ispirazione artistica, ottenuta tramite invasamento divino;
4. la mania erotica, o amorosa, che rende folli gli innamorati, infusa naturalmente da Afrodite ed Eros.
Esistono perciò secondo Platone quattro tipi di ‘maniaci’, se così li possiamo chiamare: i veggenti; gli adèpti ad una religione; i poeti e gli artisti, e gli innamorati.
Quale fedele, quale fanatico (letteralmente il fanatico è il frequentatore del fanum, il frequentatore del tempio), quale appassionato, quale amante non ha mai usato il lessico della follia ad indicare l’oggetto del suo amore?
Vado in estasi (ex-stasis, significa stare fuori, essere fuori di sé o da sé)… Sono in preda al delirio… Mi fa perdere la ragione… Mi fa impazzire… (letteralmente impazzire è essere preso dal pathos, cioè da smisurata passione), sono pazza di lui, pazzo di lei…. Sei patetico!!
Eh be’, ha ragione Platone!
A me piace giocare con le parole – s’è capito, vero? – mi diverte trovare i significati più reconditi, ma anche più veri, attraverso la ricerca etimologica: e così ho scoperto come identificare i veri “maniaci” (nel senso platonico del termine) e distinguerli dai falsi, dagli ipocriti: attenti, sempre Platone dice che chi è posseduto dalla μανία, la manìa profetica o quella mistica o quella poetica o quella erotica, agisce in stato di ἐνθουσιασμός… entusiasmo: questa parola è bellissima, è interessantissima, è formata dalla preposizione ἐν, “in”, “dentro”, e dalla radice di θεός, “dio”… cioè, significa che quando hai l’entusiasmo hai il dio dentro di te. O tu sei dentro al dio, che poi è la stessa cosa.
E’ una condizione che si sposa perfettamente con l’estasi: esci da te stesso per ritrovarti dentro il dio..
E allora, se sei un profeta, un leader carismatico o un prete o un artista (un pittore, un musicista, un poeta, un creativo insomma… anche un professore perché no?!) o se sei semplicemente un innamorato… ecco, o hai l’entusiasmo…. oppure puoi darti all’ippica!
I migliori, chissà perché nascono soprattutto in tempi di crisi. Quindi oggi dovrebbe essercene piena l’aria, di maniaci! Ma intendo quelli veri, quelli posseduti dall’entusiasmo! Non li si scorge nella massa questi, ma ci sono, basta cercarli e saperli riconoscere.
di Alda Merini
Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo,
che è la scienza mia.
E’ sempre curioso rileggere la superba drammaticità con cui Euripide inscena le vicende delle sue eroine; Elena, Alcesti, Fedra, Medea…: grandi donne, protagoniste attive di destini tragici, vive e vere nell’affrontare fino al culmine il doloroso sviluppo delle trame tessute per loro dal fato, capaci di passioni violente e intimi sentimenti, sempre consapevoli della loro densa e cruda umanità.
A lungo si è discusso e ancora si discute circa la reale posizione di Euripide nei confronti della questione femminile: c’è chi ritiene Euripide fondamentalmente misogino, in linea del resto con la cultura greca antica, chi vuole assegnargli invece una sensibilità forse troppo moderna… certo è che Euripide fu attratto dalla ‘psicologia’ delle donne, fino a riuscire come nessun altro antico a descriverne la vera essenza.
Riporterò qui alcuni fra i versi euripidei più famosi che inequivocabilmente sollevano la questione relativa alla condizione della donna: sono tratti uno dalla Medea e l’altro dall’Ippolito, e li ho scelti volutamente in netto contrasto tra di loro, perché contrastante sembra sempre Euripide: “tragicissimo e filosofo della scena, razionalista e passionale, ateo e mistico, immorale e predicatore: ecco alcuni degli aspetti contrastanti che antichi e moderni hanno visto in Euripide, e che per essere solo parzalmente veritieri, confermano innanzitutto la impossibilità di chiuderlo in uno schema, in una formula. Perché Euripide è, appunto, l’uomo dei contrasti.” (Raffaele Cantarella)
Una ventata d’aria gelida mi arrossa le guance, distogliendomi dal vortice di pensieri che da giorni si accumulano nella mia povera testa. No, non posso partire senza averla rivista per un’ultima volta…
Mi incammino su per la strada che ho percorso per tutta una vita, tra rovi, fiori, sassi e piume. Lucrezia vive lì, nella casa color del glicine, a pochi passi dal precipizio, che prima veniva usato per sbarazzarsi dei corpi nemici.
Appena la vedrò le dichiarerò tutto il mio amore, le dimostrerò tutto quel che in questi anni ho tenuto dentro di me, come un fuoco che brucia all’interno! La prenderò tra le braccia e le prometterò di ritornare, di rimanere per sempre al suo fianco!
Arrivato al portone, do un colpo al battente. Mi preparo, sistemo il bavero e aspetto che l’uscio si apra. Passano i minuti e un inquietante silenzio avvolge me e la vecchia casa, preparandomi al peggio. Mi avvicino al pomello e lo giro, provocando un cigolio di cardini arrugginiti. Davanti a me si para un enorme salotto, decorato con ornamenti e insegne di merito, che infondono un eccessivo senso di inferiorità. Sono sicuro di non trovarla, così mi dirigo a passo svelto verso il retro, scendo le scale di marmo freddo e la vedo: fasciata in un corpetto blu che risalta la sua figura esile, i boccoli che come una cascata le scivolano sulla schiena e un’ombra, vicino a lei, che le cinge i fianchi e con brama le bacia le labbra.
Tutti i miei pensieri si arrestano, un brivido crudo e agghiacciante mi percorre la schiena, prendendo il possesso del mio corpo. Le mie mani cercano a vuoto un appiglio, ma si imbattono in un arnese di pietra e, senza preoccuparsi di riconoscerlo, riescono a scagliarlo verso l’uomo. Un urlo, poi più nulla. La ragazza è in lacrime, davanti al corpo inerte del suo amante. Mi osserva, il suo sguardo è un misto tra incredulità e orrore, ma ormai la mia coscienza è morta, insieme allo sconosciuto. Sto per colpire anche lei quando improvvisamente i sensi di colpa mi travolgono. Comincio a correre, forse diretto all’inferno, l’unico posto in cui mi merito di finire. Mi lascio prendere dalla foga della corsa, dalla mia voglia di lasciarmi dietro un peso portato da troppi anni. L’aria che mi circonda è fredda e le mie ossa si fanno piano piano sempre più leggere. Ho voglia di volare. Una parte di me sa bene quel che sto facendo, sta vedendo la mia pazzia, ma si rassegna a un’inevitabile fine. Alzo gli occhi e, dirigendomi verso il precipizio, attendo di raggiungere le stelle.
di monica mainikka
Si sarebbe potuti finire in una risata
Io dapprima attonita
Ferita
Magari già quella difficile serata
Mentre severo l’occhio indagatore
Ci osservava.
Tu fiero della tua conquista ed orgoglioso
Spietata ma giusta punizione per lui.
E per me.
Allora anch’io forse
Avrei sorriso. Forse…
Ma tu
Aggredito un’altra volta
Umiliato ancora e ancora
E spaurito
Ma da chi per chi e perché?
Ma che ci importerà più di lei
Di lui di loro
Se non per una dolcezza antica
Regalata
Che forse resta
Quando tu ed io finalmente
Saremo noi?
Perché ancora rancore?
Perché ancora non amore?
Perché l’acqua
Da te desiderata non è
L’acqua del mio desiderare?
Può dunque l’acqua essere
Diversa da sé?
No.
Siamo noi
Ancora troppo lontani da noi.
mainikka
Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν
ἔμμεν’ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι
ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί-
σας ὐπακούει
καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ’ ἦ μὰν
καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν,
ὠς γὰρ ἔς σ’ ἴδω βρόχε’ ὤς με φώναι-
σ’ οὐδ’ ἒν ἔτ’ εἴκει,
ἀλλὰ καμ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον
δ’ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμηκεν,
ὀππάτεσσι δ’ οὐδ’ ἒν ὄρημμ’, ἐπιρρόμ-
βεισι δ’ ἄκουαι,
κὰδ’ δὲ μ’ ἴδρως ψῦχρος ἔχει, τρόμος δὲ
παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας
ἔμμι, τεθνάκην δ’ ὀλίγω ‘πιδεύης
φαίνομ’ ἔμ’ αὔτᾳ·
ἀλλὰ πὰν τόλματον ἐπεὶ καὶ _ πένητα _
Saffo, Ode II, Strofe saffica minore
voce e video: monica mainikka
Colui mi sembra agli alti Dei simile Che teco siede, e sì soavemente Cantar t’ascolta, e in atto sì gentile Dolce ridente. Com’io ti veggio, palpitar mi sento Muta s’intrica la mia lingua: accensa Sudor di gelo le mie guance inonda. Trad. di Ugo Foscolo (1790)
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dal musical Notre Dame de Paris:
Phoebus canta ‘Déchiré’
Traduzione in latino di monica mainikka:
Scissus ego,
uir sum in me partitus, scissus ego
Inter duas quas amo quaeque amant me
Cor meum num in duo mi secandum est?
Scissus ego,
uir sum in me diuisus, scissus ego
Inter duas quas amo quaeque adorant me
Mea num culpast si homo tam beatus sum?
Altera ad diem, ad noctem altera
ad amorem illa, ad totam uitam haec
una in aeternum, in minus temporis illa
Scissus ego,
uir in me laceratus, scissus ego
Inter duas quas amo quaeque cupiunt me
Non mi tamen plus quam eis doloris est
Scissus ego,
uir sum in me disiunctus, scissus ego
Inter duas quas amo quaeque diligunt me
Mea num culpast si homo talis sortis sum?
Altera ad caelos, ad inferos altera
ad mel ea, ad fel sic ista est
huic omnia uerba sacra concepi
cum illa omnia quae promissa a me uiolata sunt
Scissus ego…..
(mainikka latine uertit)