Dapprima sono solo una massa scura informe nel bianco nebbioso fitto…

‘Otto meno un quarto. Arrivo che la nebbia è ancora fitta. … Li vedo da lontano. Dapprima sono solo una massa scura informe nel bianco nebbioso fitto. Poi, avvicinandomi, mi appaiono meglio: sono gli studenti che aspettano di entrare a scuola. In tutte le scuole di Torino, d’Italia, d’Europa sono così: ammassati fuori, a parlottare, stazionare, sfumacchiare. Ombre, lemuri. Spettrali. Aspettano l’apertura delle porte. Immobili come statue, a grappoli: gruppi marmorei. Se si spostano, è di poco, qualche passetto di lato o in tondo. Sono lenti, laterali o circolari. Sonnambuli.
Hanno ciuffi scomposti e occhi addormentati. Giubbotti striminziti e jeans abbassati e lunghissimi, con la stoffa che si accascia esorbitante sul collo delle scarpe. Le mani in tasca, lo zaino in spalla, i cinturoni bassi, le scarpe da ginnastica grosse, gonfie, colorate. A volte dorate.
Hanno zaini obesi, spropositati, appesi a una spalla, sbattuti a terra, carichi di scritte, adesivi, mostri, piccoli peluche, “peluscini”. Soprattutto le ragazze, appendono di tutto allo zaino, l’universo degli animaletti del creato ridotti in miniatura e con l’anello portachiavi: zebre, coccodrillini, dromedari, camaleonti, elefantini, asinelli, cammelli, coccinelle, gazzelle… O antilopi?
….

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A proposito di localismi e dialettismi: quando un alunno bergamasco dice alla maestra “Bòna!!”

Leggo con interesse: L’italiano di oggi. Fenomeni, problemi, aspettative, di Maurizio Dardano e Gianluca FrenguelliRoma, Aracne, 2008; un panorama dell’italiano di oggi, in cui sono esaminati in particolare i fenomeni che hanno un grande rilievo nella lingua corrente: l’ingresso di espressioni proprie del parlato in molti settori della lingua scritta, l’affermarsi di neologismi, il diffondersi di anglismi nei linguaggi settoriali e nella lingua di ogni giorno, le nuove forme della testualità.

E a proposito di localismi, dialettismi ed espressioni gergali, mi sovviene un episodio divertente, accadutomi durante un corso di formazione per insegnanti di scuola dell’infanzia tenuto in provincia di Bergamo:
evidenziavo alle corsiste come l’espressione “in parte a…“, nel senso di “a fianco di…, vicino a…”, sia tipicamente bergamasca e come spesso non s’immagini che termini e modi di dire abituali non solo potrebbero non essere immediatamente compresi dal resto degli Italiani, ma addirittura rischino di venire fraintesi.
Ed ecco che una maestra, proveniente dal centro Italia, intervenne dicendo: “Eh, hai proprio ragione, sapessi che smarrimento le prime volte che mi sentivo dire dai bambini: – Bòna!!-”
Sì, perché da noi è diffusissimo esclamare ‘Bòna‘ (con la ò molto aperta ma ovviamente con una b semplice e morbida), proprio nel senso avverbiale di ‘Basta!’, ‘Stop’, anche quando si vuole far smettere un maschio o più persone insieme.
Non è inteso al femminile. Ma evidentemente la maestra in questione, non conoscendo l’espressione nel significato lombardo di “Basta!!”, deve essersi trovata fortemente confusa nel credersi oggetto di un complimento… decisamente non infantile! 🙂