Le dottrine pitagoriche

A Crotone, in Calabria, l’esule Pitagora originario di Samo insegnava ai suoi discepoli che il principio costitutivo di tutto consisteva nei numeri e che tutta la natura e i suoi fenomeni (periodicità stagionali, cicli temporali, cicli biologici…) erano regolati da precise leggi numeriche: la natura veniva per la prima volta indagata secondo un criterio quantitativo e matematico, e il mondo greco compiva così un grosso passo in avanti nell’impostazione del metodo scientifico.
Sembra che Pitagora avesse costituito la sua scuola secondo i criteri di un ordine religioso: le sue dottrine dovevano probabilmente costituire per i discepoli un mezzo per realizzare il modus vivendi imposto alla comunità. Gli adepti sottostavano a precise regole di vita e l’insegnamento, con tutta probabilità esclusivamente orale, era strettamente segreto e riservato agli iniziati.
Al maestro fondatore della scuola fu attribuita presto un’autorità quasi divina ed acquisì ancora in vita un’aurea di sovrumanità, diventando oggetto di venerazione da parte di discepoli e seguaci. Cosicché sulla sua vita e sul suo effettivo ed originario insegnamento non possediamo quasi nulla di attendibile. Gli unici scritti che riguardano la scuola pitagorica e il suo fondatore derivano da testimonianze molto posteriori e non ci consentono di distinguere tra le dottrine originarie e i contributi successivi: per analizzare quindi il pensiero a lui tradizionalmente attribuito, conviene evitare pertanto di riferirsi a Pitagora; meglio trattare invece delle “dottrine dei Pitagorici’”.

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