la parte scissa di noi

“Tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono riportate indietro.”
C.G.Jung

“L’incredibile, in quanto non adeguatamente diffuso, è dato sia dalla formulazione dell’idea complessa di sincronicità di Jung, sia dalla dimostrazione scientifica che parte dal premio Nobel per la Fisica W. Pauli e che si amplia grazie anche agli studi di altri scienziati quantistici. In estrema sintesi: due particelle quantistiche venute in contatto anche per pochissimo tempo “si riconoscono” (quasi si attraggono o si evocano) pure a distanze siderali. Non marginale è il gioco delle polarità, anzi! Ecco suffragata anche l’intuizione mitica dei Greci allorquando in origine rappresentarono Eros, non tanto come divinità del bunga bunga, ma divinità cosmogonica che infuse energia creativo/generativa a tutto ciò di animato, o apparentemente inanimato, che connetteva Gaia (Terra), Urano (firmamento) e Ponto (mare). A latere vi è anche l’altra intuizione mitica quella relativa al rapporto profondo tra Hermes, archetipo della mobilità, ed Hestia immobile custode del Centro/Focolare (co-incidentia oppositorum). L’affermazione di Jung, inoltre evoca opportunamente il mito platonico (Simposio) di quell’entità unitaria, monadica, di tipo antropico scissa da Zeus in due parti (nascita delle polarità) che, da allora, si attraggono fortemente tendendo alla ricomposizione unitaria. Infine, a riguardo, mi inchino sempre anche all’idea di Anima Mundi come la intesero i nostri Padri del pensiero neoplatonico alchemico ed ermetico del Rinascimento, quale connessione del Tutto con Tutto.”

Vincenzo Guzzo

Non è un Paese per giovani – Riflessioni e proposte per la politica italiana

 E’ uscita la seconda pubblicazione di Roberto Locatelli, già autore de

Il sangue degli innocenti – I genocidi del Novecento

«Imbonitori e sciamani della politica, che nella politica sguazzano come pesci d’acqua torbida, circondati da un nugolo di servi senza faccia pronti ad azzuffarsi per garantirsi gli avanzi del padrone, in una incessante corsa al carrierismo che li possa portare ad essere i servi più prossimi del leader.»

Titolo: Non è un Paese per giovani-Riflessioni e proposte per la politica italiana
Autore: Roberto Locatelli
Anno: 2013
Collana: Collana “Koiné” – I libri di Religione, Filosofia, Sociologia, Psicologia, Esoterismo
Dimensioni: 14×20,5
Pagine: 58
Prezzo: Euro 8,00
ISBN: 9788865873199

Nomina consequentia rerum

“(Nel Cratilo) si dice che i nomi ovvero le parole originarie sono imitazione (mimesis) della cosa, e anzi più propriamente  e più concretamente sonoimitazioni delle azioni che concernono le cose. Quindi le parole originarie sono letteralmente “immagini di senso”: esse imitano e raffigurano nella voce, tramite suoni adatti (mimetici), l’azione che designano. E se è vero che questa naturalità originaria del linguaggio (i cui segni fonicamente iconici non sono dunque affatto convenzionali o abitrari) si è poi perduta e dispersa nella molteplicità apparentemente convenzionale delle lingue, però il legame originario tra suono e immagine non viene del tutto meno. È vero che se in greco dico reo, in italiano dico invece fluisco e fluire; ma l’indifferenza convenzionale tra i suoni della “r” e del complesso “fl” riposa in ultimo sul fatto che queste lettere raffigurano, in modo differente e tuttavia analogo, cioè non convenzionale ma naturale, l’azione che designano. Così fluire è un’immagine vicaria di reo, una sua alternativa congenere e somigliante, solo in apparenza convenzionale. Mai potrebbe capitare che il suono fl venga sostituito dal suono pt (segno evidente di intoppo, arresto, stop e sbarramento) e che alla lingua capiti di dire che l’acqua ptuisce.
[…]
La definizione, dice il Cratilo, non imita sensualmente (artisticamente, esteticamente), ma stabilisce un rapporto vero (logico, scientifico) tra parola e cosa; essa mostra l’essere attraverso il dire dialettico (il dialeghesthai), cioè attraverso il logos tes ousias che è il logos stesso della verità. ”

 Carlo Sini, Etica della scrittura, Il Saggiatore, 1992, pp. 16-17

L’intuizione dell’ipotesi indoeuropea

Era il 1786 quando Sir Jones annunciava al mondo:

« La lingua sanscrita, quale che sia la sua antichità, è una lingua di struttura meravigliosa; più perfetta della lingua greca, più ricca della latina, di una cultura più raffinata sia dell’una che dell’altra, ha, nondimeno, con entrambe, una parentela così stretta, tanto per le radici verbali quanto per le forme grammaticali, che questa affinità non potrebbe essere attribuita al caso. Dopo aver esaminato questi tre idiomi, nessun filologo potrà non riconoscere che essi sono derivati da qualche fonte comune, che, forse, non esiste più. C’è una ragione dello stesso genere, sebbene forse meno evidente, per supporre che il celtico e il gotico, sebbene mescolati con un idioma molto differente, abbiano avuto la stessa origine del sanscrito; e l’antico persiano potrebbe essere aggiunto alla medesima famiglia…. »

William Jones, Discorso presidenziale alla Royal Asiatic Society of Bengala, 2 febbraio 1786

Ad lunam (Alla luna, Leopardi)

versione latina di Valeria Casadio

Suavis luna, adhuc reminiscor
ante unum annum in hoc ipso colle
angoribus confectum me venisse
ad te mirandam oculis intentis
et super silvam etiam tunc pendebas
sicut nunc facis eam clariorem reddens.
Sed, propter fletum, tremula et obscura
oculis meis tua facies videbatur:
erat misera et aegra enim mea vita
et sic est hodie, minime mutatur,
mea dilecta luna. Autem memoria
me iuvat et commemorare rursus
tempus doloris mei. O quam est gratum
[prima aetate cum longum iter spei est
hominibus, brevis contra recordatio]
praeterita, etsi tristia, meminisse
etsi aerumnae perpetuae permanent.  

I “maniaci” – introduzione allo spettacolo ODI ET AMO

di Mainikka

Platone nel Fedro fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία (manìa).
In latino è il furor, il delirium; manìa, furor, delirium: che parole interessanti…
de- lirare, ad esempio, significa “uscir fuori dalla lira”, che era il solco della semina: chi delira, cioè, è uscito dal seminato!

Comunque, per tornare a Platone, esistono quattro tipi di pazzia, di μανία, dicevamo:
1. la mania profetica, infusa da Apollo. È quella propria dei vati, dei veggenti, degli indovini;
2. la mania mistica (o telestica), causata da Dioniso. È posseduta attraverso i riti iniziatici, pensiamo alle Baccanti;
3. la mania poetica, ispirata dalle Muse. È l’ispirazione artistica, ottenuta tramite invasamento divino;
4. la mania erotica, o amorosa, che rende folli gli innamorati, infusa naturalmente da Afrodite ed Eros.

Esistono perciò secondo Platone quattro tipi di ‘maniaci’, se così li possiamo chiamare: i veggenti; gli adèpti ad una religione; i poeti e gli artisti, e gli innamorati.
Quale fedele, quale fanatico (letteralmente il fanatico è il frequentatore del fanum, il frequentatore del tempio), quale appassionato, quale amante non ha mai usato il lessico della follia ad indicare l’oggetto del suo amore?
Vado in estasi (ex-stasis, significa stare fuori, essere fuori di sé o da sé)… Sono in preda al delirioMi fa perdere la ragione… Mi fa impazzire… (letteralmente impazzire è essere preso dal pathos, cioè da smisurata passione), sono pazza di lui, pazzo di lei…. Sei patetico!!

Eh be’, ha ragione Platone!
A me piace giocare con le parole – s’è capito, vero? – mi diverte trovare i significati più reconditi, ma anche più veri, attraverso la ricerca etimologica: e così ho scoperto come identificare i veri “maniaci” (nel senso platonico del termine) e distinguerli dai falsi, dagli ipocriti: attenti, sempre Platone dice che chi è posseduto dalla μανία, la manìa profetica o quella mistica o quella poetica o quella erotica, agisce in stato di ἐνθουσιασμός… entusiasmo: questa parola è bellissima, è interessantissima, è formata dalla preposizione ἐν, “in”, “dentro”, e dalla radice di θεός, “dio”… cioè, significa che quando hai l’entusiasmo hai il dio dentro di te.  O tu sei dentro al dio, che poi è la stessa cosa.
E’ una condizione che si sposa perfettamente con l’estasi: esci da te stesso per ritrovarti dentro il dio..
E allora, se sei un profeta, un leader carismatico o un prete o un artista (un pittore, un musicista, un poeta, un creativo insomma… anche un professore perché no?!) o se sei semplicemente un innamorato… ecco, o hai l’entusiasmo…. oppure puoi darti all’ippica!
I migliori, chissà perché nascono soprattutto in tempi di crisi. Quindi oggi dovrebbe essercene piena l’aria, di maniaci! Ma intendo quelli veri, quelli posseduti dall’entusiasmo! Non li si scorge nella massa questi, ma ci sono, basta cercarli e saperli riconoscere.

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La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom de la Donna non avrà più paura


Il linguaggio di una società ne esprime l’identità: quando il titolo di maestra equivarrà a quello di Maestro, o quello di segretaria al suo corrispondente maschile, quando i termini architetta, avvocata, medica non faranno più ridere né rabbrividire, significherà che la nostra civiltà avrà fatto un passo avanti.

La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom
de la Donna non avrà più paura! ” (mainikka)