la parte scissa di noi

“Tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono riportate indietro.”
C.G.Jung

“L’incredibile, in quanto non adeguatamente diffuso, è dato sia dalla formulazione dell’idea complessa di sincronicità di Jung, sia dalla dimostrazione scientifica che parte dal premio Nobel per la Fisica W. Pauli e che si amplia grazie anche agli studi di altri scienziati quantistici. In estrema sintesi: due particelle quantistiche venute in contatto anche per pochissimo tempo “si riconoscono” (quasi si attraggono o si evocano) pure a distanze siderali. Non marginale è il gioco delle polarità, anzi! Ecco suffragata anche l’intuizione mitica dei Greci allorquando in origine rappresentarono Eros, non tanto come divinità del bunga bunga, ma divinità cosmogonica che infuse energia creativo/generativa a tutto ciò di animato, o apparentemente inanimato, che connetteva Gaia (Terra), Urano (firmamento) e Ponto (mare). A latere vi è anche l’altra intuizione mitica quella relativa al rapporto profondo tra Hermes, archetipo della mobilità, ed Hestia immobile custode del Centro/Focolare (co-incidentia oppositorum). L’affermazione di Jung, inoltre evoca opportunamente il mito platonico (Simposio) di quell’entità unitaria, monadica, di tipo antropico scissa da Zeus in due parti (nascita delle polarità) che, da allora, si attraggono fortemente tendendo alla ricomposizione unitaria. Infine, a riguardo, mi inchino sempre anche all’idea di Anima Mundi come la intesero i nostri Padri del pensiero neoplatonico alchemico ed ermetico del Rinascimento, quale connessione del Tutto con Tutto.”

Vincenzo Guzzo

L’incontro con la strega

Il racconto, estratto dalla fiaba di Hansel e Gretel, è incentrato sulla parte più forte e drammatica della vicenda: l’incontro di Hansel e Gretel con la strega, l’affronto del pericolo e il suo superamento.
L’incontro con la strega è un momento catartico (conoscitivo e liberatorio) per il bambino: essa simboleggia l’ostacolo sfidante ed iniziatico da affrontare e da vincere. In questo modo la strega, come ogni cattivo delle fiabe, lupo, orco o drago che sia, spinge l’eroe o l’eroina (con cui il bambino si identifica) all’azione creativa e quindi alla sua evoluzione.

voce e video: monica mainikka

Come essere leader in tempi di masse

Elsa Morante il 1° maggio 1945 così analizzava la personalità di Mussolini e le ragioni che lo portarono ad essere acclamato e sostenuto dal popolo italiano:

«Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti.
Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.
Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti, anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse preferisce essere un demagogo. Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.»
(Pagina di diario, pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, febbraio 1988, poi in Opere – Meridiani, Milano 1988, vol. I)

È interessante, prendendo spunto da tale analisi, riflettere sulle dinamiche che portano un popolo ad accettare, anzi a lasciarsi ammaliare, da un dittatore.
Chi è un capo? Il più delle volte non è un uomo di pensiero, ma di azione pura; viene eletto soprattutto colui che vive al limite della follia, nevrotico, esagitato, semi-alienato.
La moltitudine dà sempre ascolto all’uomo dotato di immenso volere e forza, giacché, essendone priva, si affida a colui che possiede tali qualità.
La prima regola da osservare per guadagnarsi il consenso della folla è quella di comandare ricorrendo ai sentimenti e non alla ragione.

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