Non è un Paese per giovani – Riflessioni e proposte per la politica italiana

 E’ uscita la seconda pubblicazione di Roberto Locatelli, già autore de

Il sangue degli innocenti – I genocidi del Novecento

«Imbonitori e sciamani della politica, che nella politica sguazzano come pesci d’acqua torbida, circondati da un nugolo di servi senza faccia pronti ad azzuffarsi per garantirsi gli avanzi del padrone, in una incessante corsa al carrierismo che li possa portare ad essere i servi più prossimi del leader.»

Titolo: Non è un Paese per giovani-Riflessioni e proposte per la politica italiana
Autore: Roberto Locatelli
Anno: 2013
Collana: Collana “Koiné” – I libri di Religione, Filosofia, Sociologia, Psicologia, Esoterismo
Dimensioni: 14×20,5
Pagine: 58
Prezzo: Euro 8,00
ISBN: 9788865873199

Nomina consequentia rerum

“(Nel Cratilo) si dice che i nomi ovvero le parole originarie sono imitazione (mimesis) della cosa, e anzi più propriamente  e più concretamente sonoimitazioni delle azioni che concernono le cose. Quindi le parole originarie sono letteralmente “immagini di senso”: esse imitano e raffigurano nella voce, tramite suoni adatti (mimetici), l’azione che designano. E se è vero che questa naturalità originaria del linguaggio (i cui segni fonicamente iconici non sono dunque affatto convenzionali o abitrari) si è poi perduta e dispersa nella molteplicità apparentemente convenzionale delle lingue, però il legame originario tra suono e immagine non viene del tutto meno. È vero che se in greco dico reo, in italiano dico invece fluisco e fluire; ma l’indifferenza convenzionale tra i suoni della “r” e del complesso “fl” riposa in ultimo sul fatto che queste lettere raffigurano, in modo differente e tuttavia analogo, cioè non convenzionale ma naturale, l’azione che designano. Così fluire è un’immagine vicaria di reo, una sua alternativa congenere e somigliante, solo in apparenza convenzionale. Mai potrebbe capitare che il suono fl venga sostituito dal suono pt (segno evidente di intoppo, arresto, stop e sbarramento) e che alla lingua capiti di dire che l’acqua ptuisce.
[…]
La definizione, dice il Cratilo, non imita sensualmente (artisticamente, esteticamente), ma stabilisce un rapporto vero (logico, scientifico) tra parola e cosa; essa mostra l’essere attraverso il dire dialettico (il dialeghesthai), cioè attraverso il logos tes ousias che è il logos stesso della verità. ”

 Carlo Sini, Etica della scrittura, Il Saggiatore, 1992, pp. 16-17

I “maniaci” – introduzione allo spettacolo ODI ET AMO

di Mainikka

Platone nel Fedro fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία (manìa).
In latino è il furor, il delirium; manìa, furor, delirium: che parole interessanti…
de- lirare, ad esempio, significa “uscir fuori dalla lira”, che era il solco della semina: chi delira, cioè, è uscito dal seminato!

Comunque, per tornare a Platone, esistono quattro tipi di pazzia, di μανία, dicevamo:
1. la mania profetica, infusa da Apollo. È quella propria dei vati, dei veggenti, degli indovini;
2. la mania mistica (o telestica), causata da Dioniso. È posseduta attraverso i riti iniziatici, pensiamo alle Baccanti;
3. la mania poetica, ispirata dalle Muse. È l’ispirazione artistica, ottenuta tramite invasamento divino;
4. la mania erotica, o amorosa, che rende folli gli innamorati, infusa naturalmente da Afrodite ed Eros.

Esistono perciò secondo Platone quattro tipi di ‘maniaci’, se così li possiamo chiamare: i veggenti; gli adèpti ad una religione; i poeti e gli artisti, e gli innamorati.
Quale fedele, quale fanatico (letteralmente il fanatico è il frequentatore del fanum, il frequentatore del tempio), quale appassionato, quale amante non ha mai usato il lessico della follia ad indicare l’oggetto del suo amore?
Vado in estasi (ex-stasis, significa stare fuori, essere fuori di sé o da sé)… Sono in preda al delirioMi fa perdere la ragione… Mi fa impazzire… (letteralmente impazzire è essere preso dal pathos, cioè da smisurata passione), sono pazza di lui, pazzo di lei…. Sei patetico!!

Eh be’, ha ragione Platone!
A me piace giocare con le parole – s’è capito, vero? – mi diverte trovare i significati più reconditi, ma anche più veri, attraverso la ricerca etimologica: e così ho scoperto come identificare i veri “maniaci” (nel senso platonico del termine) e distinguerli dai falsi, dagli ipocriti: attenti, sempre Platone dice che chi è posseduto dalla μανία, la manìa profetica o quella mistica o quella poetica o quella erotica, agisce in stato di ἐνθουσιασμός… entusiasmo: questa parola è bellissima, è interessantissima, è formata dalla preposizione ἐν, “in”, “dentro”, e dalla radice di θεός, “dio”… cioè, significa che quando hai l’entusiasmo hai il dio dentro di te.  O tu sei dentro al dio, che poi è la stessa cosa.
E’ una condizione che si sposa perfettamente con l’estasi: esci da te stesso per ritrovarti dentro il dio..
E allora, se sei un profeta, un leader carismatico o un prete o un artista (un pittore, un musicista, un poeta, un creativo insomma… anche un professore perché no?!) o se sei semplicemente un innamorato… ecco, o hai l’entusiasmo…. oppure puoi darti all’ippica!
I migliori, chissà perché nascono soprattutto in tempi di crisi. Quindi oggi dovrebbe essercene piena l’aria, di maniaci! Ma intendo quelli veri, quelli posseduti dall’entusiasmo! Non li si scorge nella massa questi, ma ci sono, basta cercarli e saperli riconoscere.

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ἐνθουσιασμός

ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω = essere ispirato, contenente il lemma ἐνθους = ἔν-ϑεός, composto di ἐν, in, e ϑεός, dio; significa perciò: il dio dentro.

L’entusiasmo di Jackson Pollock e di Aldo Palazzeschi

Questo video (le immagini e l’audio, assolutamente non disgiunti le une dall’altro) è la prova di quanto Platone fa asserire a Socrate nel Fedro, cioè del fatto che l’artista agisce in stato di ἐνθουσιασμός: insomma, o hai il dio dentro di te (o tu sei dentro il dio) oppure… puoi darti all’ippica!
😉

 

Le prime misurazioni della circonferenza terrestre: la nascita della Geometria

Il campo della geografia astronomica o matematica, già tentato dai Milesi e meglio sondato dagli studiosi delle colonie greche d’occidente, non trovò interessanti sbocchi almeno fino al IV secolo a.C., quando finalmente le teorie pitagoriche e parmenidee relative alla sfericità terrestre furono recuperate, sostenute e sviluppate da ulteriori studi di matematica applicata all’astronomia o, meglio, alla geometria.
Ricordiamo che la geometria, come suggerisce l’etimo, è in origine la disciplina che si occupa della misurazione della Terra, mediante calcoli che si basano sull’osservazione della sua posizione rispetto agli astri.
Il merito di aver per primo abbandonato le disquisizioni teoriche relative alla forma terrestre, e di aver piuttosto fornito le prove per confermarne la sfericità, spetta allo studioso Eudosso: era questi un matematico e astronomo di Cnido, città dell’Asia Minore che, assieme all’isola di Cos (la patria del famoso medico Ippocrate) fu tra l’altro protagonista nel corso del IV secolo dello sviluppo della scienza medica.
Eudosso tentò di misurare le dimensioni del globo terrestre a partire da calcoli astronomici, ottenendo, secondo Aristotele, il risultato di 400.000 stadi di circonferenza meridiana .
In base alla dottrina della sfericità terrestre, Eudosso costruì le sue teorie sulla posizione della Terra nel sistema solare e nel cosmo; possiamo supporre che la sua attività si inserisca in un più ampio contesto di studi e di ricerche scientifiche in questo campo; sappiamo, infatti, che un contemporaneo di Eudosso, tal Autolico di Pitane, compose verso il 330 a.C. un trattato di geometria sferica: La sfera in moto, che è il più antico testo scientifico pervenutoci dalla classicità.


Così commenta lo studioso Germaine Aujac, in relazione alle Proposizioni contenute nel trattato: “Autolico esamina anzitutto due casi particolari, tanto più interessanti in quanto ci mostrano come, a partire dal IV secolo a.C., grazie alla geometria della sfera fossero perfettamente conosciuti i fenomeni celesti relativi ai luoghi allora inesplorati del polo e dell’equatore terrestri. La Proposizione IV dice invero: “Ove, su una sfera, un grande cerchio immobile perpendicolare all’asse separi l’emisfero visibile dall’emisfero invisibile, durante la rotazione della sfera attorno al proprio asse non si leverà né poserà alcuno dei punti siti sulla superficie della medesima; i punti situati nell’emisfero visibile sono sempre visibili, quelli siti nell’emisfero invisibile sempre invisibili.

La dimostrazione è di un rigore perfetto. Ma, ove si cerchi di decifrare il contenuto del teorema, non si tarda a constatare che il geometra mira di fatto a scoprire una cosa; ciò che avviene al polo terrestre, che è appunto il luogo in cui l’asse del mondo è verticale e in cui si confondono orizzonte ed equatore; il luogo in cui, non essendo mai possibile veder altro che una metà del cielo, sempre la stessa, mentre l’altra rimane perpetuamente invisibile, il sole, descrivendo l’equatore nel momento dell’equinozio primaverile, compirà di fatto il giro completo dell’orizzonte, nei giorni seguenti salendo, per cerchi successivi suppergiù paralleli all’orizzonte, fino al solstizio estivo, nel quale descriverà il tropico, per poi ridiscendere fino all’equatore-orizzonte, che toccherà all’epoca dell’equinozio autunnale. Al polo farà dunque giorno per sei mesi; indi, in base al medesimo processo, notte per gli altri sei; e, nei sei mesi di notte, le stelle che si vedranno ruotare in cielo e descrivere cerchi ‘orizzontali’ saranno sempre le stesse. La formula di Autolico resta perfettamente obiettiva e geometrica: ad altri il compito di trarne le applicazioni necessarie, anche se non occorre esser grandi sacerdoti della scienza per supporre che egli le avesse in mente nel momento di stendere il proprio teorema. ” (Germaine Aujac, L’immagine della Terra nella scienza greca, in Optima Hereditas, Garzanti-Scheiwiller)

 mainikka

L’Uomo (Ulisse)

di Lucilla Giagnoni

… Ulisse è l’uomo che suscita ammirazione perché vuole sempre andare avanti; la sua curiosità, la sete di conoscenza, è il solo valore che possa davvero nobilitare e distinguere dalle bestie e quella sete è il motore del progresso, un progresso che ci ha portati fino alla luna, agli antibiotici, all’atomica e alla mappa del dna.
Ulisse è l’uomo. E’ soldato, sentinella, pilota, arciere, narratore, oratore, costruttore di navi, navigatore.
Ulisse è colui che si camuffa: da pazzo, da mendicante, da animale.
Uno Nessuno e Centomila. Ulisse l’attore. L’ipocrita. Attore in greco si dice ὑποκριτής. Colui che sa ingannare.
Ulisse, l’eroe per eccellenza, è in fondo all’Inferno. E ci finisce per i suoi inganni, per le sue frodi. Ulisse penetra nella città assediata di Troia, lo racconta Omero nell’Odissea, dopo essersi fatto sfregiare la faccia a colpi di frustate pur di sembrare un transfuga. A dirla così mi viene in mente Hannibal the cannibal. Raggiunge Elena e la convince a tradire, ma sopraggiunge Ecuba la regina. Ulisse riesce rapidamente a cambiare faccia e a commuovere la regina madre, convincendola a lasciargli salva la vita e a farlo tornare incolume all’accampamento.

Con la spartizione delle schiave Ecuba finirà ad Ulisse. E questo invece lo racconta Euripide.
Il mito racconta che, condannata alla lapidazione per aver ucciso un greco che le aveva ucciso un figlio, il primo a scagliare una pietra contro di lei sarà Ulisse.
Ed è sempre Ulisse a lanciare Astianatte, il figlio di pochi mesi di Ettore, l’eroe dei Troiani, il figlio del nemico, giù dalle mura della città.
Odisseo viene da Odùssomai  e vuol dire sono odiato.
Lui sceglie di chiamarsi Oudéis-Nessuno. L'”odiato” è quello che penetra nel sistema per distruggerlo dal di dentro.
Quel Nessuno. Nascosto nel ventre del cavallo entra a Troia e la distrugge; nascosto dietro al nome di Nessuno penetra, non invitato, nella caverna immacolata del gigante Polifemo. Il gigante si rivela pericolosissimo e lui lo acceca. Odisseo è la figura archetipica su cui si fonda l’intera civiltà occidentale.
E’ una figura così forte che supera i confini della nostra civiltà: si dice che il Mullah Omar (lo scrive Salvatore Settis nel suo recente saggio Il futuro del classico) il capo dei talebani, quello che è sfuggito alla cattura degli americani in Afghanistan col motorino, quello cieco, il distruttore delle statue dei Budda, subito dopo le stragi dell’11 settembre abbia paragonato l’America a Polifemo, “un gigante accecato da un nemico a cui non sa dare nome. Un gigante accecato da un Nessuno”. Nessuno sconquassa l’America.
Certo Ulisse è l’uomo che si deve difendere. Perché il mondo è più grande di lui. Si difende con tutte le sue forze ma gli piace anche. Si difende ma, quando lo fa, è l’apocalisse. Nulla è più come prima.
Apocalisse vuol dire cambiamento.
Ulisse cambia il mondo. Lo riordina a modo suo.
E spesso con la violenza e il terrore. Lo sovverte.
Non so se Nessuno in fondo potrebbe essere quello che chiamiamo un terrorista.
Ma un terrorista sicuramente è un nessuno.
Fa pensare che l’eroe, il mito su cui si fonda la nostra civiltà sia proprio Ulisse.

Lucilla Giagnoni – dallo spettacolo: Vergine Madre’

Leonardo Roperti, Ulisse nella terra di nessuno
olio su tela cm 50 x 70 – 2003

 

Il razzismo visto da Alice

Esistono infiniti spunti per argomentare questo tema, infinite domande e infiniti dubbi a riguardo, ma anche se si trovassero le risposte, non si risolverebbe il ‘problema’.
Il razzismo, semplicemente, è la paura del diverso, paura di qualcosa di sconosciuto e, secondo me, mancanza di coraggio verso qualcosa di nuovo.
Senza andare troppo lontano e senza ricollegarmi a casi estremi, può essere chiamato razzismo anche il fenomeno per il quale le persone del mio paese sono migliori di quelle di altri, e a loro volta quelle del mio paese che non abitano nel mio condominio sono ancora inferiori; e ovviamente, per chi non vive sotto il mio tetto non posso avere una considerazione così priva di pregiudizi.
Anche nel nostro piccolo il razzismo è presente. E ogni giorno è alimentato e accresciuto dai milioni di messaggi che continuiamo a farci inculcare dai media, che nonostante la consapevolezza, ci facciamo inviare e trasmettere grazie a pubblicità, social network e programmi volti all’annullamento di qualsiasi tipo di ragionamento. Siamo abituati ad avere pensieri già elaborati, problemi già risolti e, quindi, persone già giudicate.
Esistono diversi tipi di razzismo, il più diffuso è quello verso gli extracomunitari che però, stranamente, non comprende gli americani, gli australiani o i giapponesi. Forse perché il concetto di ‘extracomunitario’ ha cambiato significato e io magari non me ne sono resa conto.
La buona frase: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ vale solo se ‘il prossimo tuo’ ha la pelle chiara, ha un lavoro, non ha troppi figli da mantenere, viene da un paese decente (secondo strani schemi che prima o poi mi farò spiegare da un razzista convinto) e soprattutto non chiede aiuto in mezzo alla strada e se ne sta nel suo. In poche parole, io lo amo se lui non mi chiede nulla e non invade la mia privacy.
La cosa più triste è vedere associazioni che fanno tanto di pubblicità con immagini di bambini poveri sorridenti, chiedendo il tuo contributo, per poi arrivare a capire che buona parte del tuo contributo finirà nella pubblicità successiva per la loro campagna ‘solidale’.
Il razzismo è una cosa ridicola. Quasi vigliacca, oserei dire. Ma a quanto pare è una sorta di protezione naturale che un uomo si crea con il passare degli anni. È una corazza che permette di sembrare forte e che dentro ti lascia vuoto. È l’autodistruzione di una società mondiale. E il bello è che abbiamo fatto tutto da soli!

Alice ’96