Iliade, Libro I, 1-34

L’ira, o Dea, canta del Pelide Achille
Che orrenda in mille guai trasse gli Achei,
E molte forti a Pluto alme d’eroi
Spinse anzi tempo, abbandonando i corpi
Preda a sbranarsi a’ cani ed agli augelli:
Così il consiglio s’adempìa di Giove,
Da che la rissa ardea che fe’ discordi
Il Re d’uomini Atride e il divo Achille.
Chi degli dei concitò l’ire? Il figlio
Di Latona e di Giove. Irato al Rege
Mandò una lue sterminatrice al campo
E le genti perìan; ché Agamemnone
D’oltraggi afflisse il sacerdote Crise.
Venne Crise alle Achee celeri navi
A redimer la figlia, e assai tesoro
Recò d’offerte. Avea l’infula in mano
D’Apollo lungisaettante avvolta
Sull’aureo scettro, e orò supplice i Danai;
E più gli Atridi, duci delle genti:
Atridi, e voi ben gambierati Achei,
Se gl’immortali abitator d’Olimpo
Vi dien di Priamo a desertar le strade
E posarvi felici a vostre sedi,
La mia figlia diletta a me sciogliete
Questi doni accogliendo, e venerando
Febo saettator prole di Giove.
Tutte fremean le schiere: il sacerdote
Venerarsi, e accettar l’inclito prezzo.
N’increbbe alla turbata alma d’Atride,
Che lo caccia insultando e gli minaccia:
Ch’ io non d’incontri, vecchio, appo le navi
Né più indugiarti né tornarvi mai,
Ch’ ei non ti gioverà forse lo scettro
Né l’infula del Nume. Alla mia schiava
Non darò libertà, se la vecchiaja
Pria non la colga nella nostra reggia
Tela in Argo tessendomi e trapunti
Fuor della patria, e al mio talamo ancella.
Va, né crucciarmi, se reddir vuoi salvo.
Disse. Temeva, ed ubbidì al comando,
E muto al lito andò del mar fremente
traduzione di Nicolò Ugo Foscolo
Lettura metrica del testo greco:
voce e video di Monica Mainikka

Terra: l’antica Gea Madre

Quale immagine avevano gli antichi circa la conformazione e la struttura del nostro pianeta? Ma, soprattutto, che cos’era per loro la Terra?
Per indagare sulle idee cosmologiche dei tempi più antichi dobbiamo rifarci al racconto favolistico nelle sue prime testimonianze scritte, cioè a tutta quella serie di racconti e leggende che va sotto il nome di mitologia.

Nei miti confluiscono le idee, la cultura e le immagini fisiche, metafisiche, cosmologiche e naturalistiche che i popoli antichi concepivano e che i poeti raccoglievano dietro ispirazione divina. Essi si sentivano investiti della missione sacra di versificare, cantare e diffondere tale materiale, così da soccorrere all’esigenza e al desiderio, tipici dell’uomo di ogni tempo, di far luce sulle origini del cosmo, degli dei e dell’umanità, su tutto quanto cioè risultasse ignoto, inconoscibile e razionalmente inspiegabile.
L’origine del mito è essenzialmente sacrale: il mito si identifica spesso con la religione stessa, in quanto tutto ciò che da esso è rappresentato e narrato si inserisce nel contesto religioso.
In tutte le culture antiche la tradizione poggia le sue basi sullo stretto e solidale rapporto tra l’uomo e il divino, rapporto che si manifesta e si esplica nella Natura: la Natura, e quindi più concretamente la Terra, è universalmente concepita in una visione divina al femminile, nel modello simbolico primordiale della maternità. La Terra è la Grande Madre, generalmente sposa del dio Cielo: salvo alcune, rare, eccezioni (nel pantheon egiziano la Terra è rappresentata dal dio maschile Geb e il cielo ha le sembianze femminili di Nut), osserviamo il riproporsi dello schema suddetto in tutte le culture, e non solo presso le più antiche: esempi di culti in cui predominano divinità femminili ctonie (cioè inerenti alla Terra) si riscontrano anche in epoche recenti presso tribù dell’Africa (Gabon, Nigeria…), dell’Amerindia (presso i Navaho, i Sioux), in Oceania…
La stessa cosmogonia greca, che sta alla base della cultura occidentale, prevede all’origine la dea Gea, dapprima madre e poi sposa di Urano, il cielo, dall’unione dei quali trassero vita tutti gli esseri, sia animati che inanimati.

Continua a leggere