Nomina consequentia rerum

“(Nel Cratilo) si dice che i nomi ovvero le parole originarie sono imitazione (mimesis) della cosa, e anzi più propriamente  e più concretamente sonoimitazioni delle azioni che concernono le cose. Quindi le parole originarie sono letteralmente “immagini di senso”: esse imitano e raffigurano nella voce, tramite suoni adatti (mimetici), l’azione che designano. E se è vero che questa naturalità originaria del linguaggio (i cui segni fonicamente iconici non sono dunque affatto convenzionali o abitrari) si è poi perduta e dispersa nella molteplicità apparentemente convenzionale delle lingue, però il legame originario tra suono e immagine non viene del tutto meno. È vero che se in greco dico reo, in italiano dico invece fluisco e fluire; ma l’indifferenza convenzionale tra i suoni della “r” e del complesso “fl” riposa in ultimo sul fatto che queste lettere raffigurano, in modo differente e tuttavia analogo, cioè non convenzionale ma naturale, l’azione che designano. Così fluire è un’immagine vicaria di reo, una sua alternativa congenere e somigliante, solo in apparenza convenzionale. Mai potrebbe capitare che il suono fl venga sostituito dal suono pt (segno evidente di intoppo, arresto, stop e sbarramento) e che alla lingua capiti di dire che l’acqua ptuisce.
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La definizione, dice il Cratilo, non imita sensualmente (artisticamente, esteticamente), ma stabilisce un rapporto vero (logico, scientifico) tra parola e cosa; essa mostra l’essere attraverso il dire dialettico (il dialeghesthai), cioè attraverso il logos tes ousias che è il logos stesso della verità. ”

 Carlo Sini, Etica della scrittura, Il Saggiatore, 1992, pp. 16-17