Elogio dei confini

La società futura è destinata ad essere multietnica, rifiutare od ostacolare tale destino serve solo ad aumentare le difficoltà già inevitabilmente insite nel fenomeno. Perché che tale condizione sia difficoltosa e dolorosa è la realtà dimostrata dalla storia di sempre e di ogni luogo: una convivenza serena e pacifica tra identità diverse per lingua, religione e cultura, diciamocelo, è un’utopia.
E con le utopie, si sa, non si costruisce niente.
Ma a che prezzo, allora, stiamo procedendo imperterriti verso tale condizione?
Ho trovato in un articolo di Francesco Lamendola una posizione molto dura in proposito, anzi decisamente rigida, determinata, che non vuol sentir ragione di possibile integrazione di popoli e culture. E’ una posizione un po’ lontana dalla mia visione ma, devo ammetterlo, è molto ben argomentata:

Pianificare la società multietnica significa pianificare la catastrofe

Però convivenza non significa necessariamente mescolanza coatta. Così come diversità non significa per forza estraneità, salvaguardia dell’identità non significa autoghettizzazione, ricerca e mantenimento della condizione liminale non deve scadere necessariamente in condizione liminoide….
Mi permetto di rimandare anche ad un altro articolo, in cui la posizione dell’autore, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, mi trova più in sintonia:

Elogio dei confini

La frontiera è la separazione necessaria per il mantenimento dell’identità. Insomma, non esisto se non mi riconosco diverso.” (Elena Consigliere)

mainikka