La chiave delle parole: guida e strumenti per la riflessione etimologica

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“La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati”
V. M. Illič-Svitič

 

 

Titolo: La chiave delle parole: guida e strumenti per la riflessione etimologica
Autore: Monica Mainikka Mainardi
Prezzo di copertina: € 17,50
Editore: youcanprint  (collana Saggistica)
Codice isbn: 978-88-675-937-8

 

Presentazione del prof. Giuseppe Frappa:

Di questi tempi non capita spesso, all’apparire di un nuovo libro, di chiedersi come mai nessuno finora avesse pensato di scrivere qualcosa del genere. Certo non mancano nelle librerie e nelle biblioteche trattati di storia della lingua e dizionari etimologici. Ma si tratta di opere specialistiche, destinate e riservate ad un pubblico specifico che, grazie al supporto di questi testi voluminosi, intende approfondire le proprie conoscenze già notevoli nel settore. Oppure si tratta di libri da assumere in piccole dosi, da consultare nel momento in cui capita di voler risolvere un dubbio estemporaneo riguardante l’origine di una parola o la corretta pronuncia di un accento.
La chiave delle parole è un agile manualetto, ideato per supportare lezioni di formazione e approfondimento linguistico e animato pertanto da tutt’altro spirito. Fin dalle prime righe appare chiaro che il lettore a cui si rivolge non è tanto lo specialista che cerca informazioni da utilizzare nella propria attività professionale, quanto piuttosto la persona che intende accostarsi con curiosità ad una disciplina, da sempre guardata con interesse ma mai affrontata direttamente, proprio perché considerata retaggio di pochi eletti, provvisti di una preparazione specifica.

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Profezia o lungimiranza?

Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perchè gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto “sonoro” potrà parlare per un’ora senza dire niente. 
Cosa impossibile col latino.

Giovannino Guareschi, “Chi sogna nuovi gerani? – Autobiografia – “.

A proposito di localismi e dialettismi: quando un alunno bergamasco dice alla maestra “Bòna!!”

Leggo con interesse: L’italiano di oggi. Fenomeni, problemi, aspettative, di Maurizio Dardano e Gianluca FrenguelliRoma, Aracne, 2008; un panorama dell’italiano di oggi, in cui sono esaminati in particolare i fenomeni che hanno un grande rilievo nella lingua corrente: l’ingresso di espressioni proprie del parlato in molti settori della lingua scritta, l’affermarsi di neologismi, il diffondersi di anglismi nei linguaggi settoriali e nella lingua di ogni giorno, le nuove forme della testualità.

E a proposito di localismi, dialettismi ed espressioni gergali, mi sovviene un episodio divertente, accadutomi durante un corso di formazione per insegnanti di scuola dell’infanzia tenuto in provincia di Bergamo:
evidenziavo alle corsiste come l’espressione “in parte a…“, nel senso di “a fianco di…, vicino a…”, sia tipicamente bergamasca e come spesso non s’immagini che termini e modi di dire abituali non solo potrebbero non essere immediatamente compresi dal resto degli Italiani, ma addirittura rischino di venire fraintesi.
Ed ecco che una maestra, proveniente dal centro Italia, intervenne dicendo: “Eh, hai proprio ragione, sapessi che smarrimento le prime volte che mi sentivo dire dai bambini: – Bòna!!-”
Sì, perché da noi è diffusissimo esclamare ‘Bòna‘ (con la ò molto aperta ma ovviamente con una b semplice e morbida), proprio nel senso avverbiale di ‘Basta!’, ‘Stop’, anche quando si vuole far smettere un maschio o più persone insieme.
Non è inteso al femminile. Ma evidentemente la maestra in questione, non conoscendo l’espressione nel significato lombardo di “Basta!!”, deve essersi trovata fortemente confusa nel credersi oggetto di un complimento… decisamente non infantile! 🙂