La favola esopica: il mondo visto con gli occhi degli umili

 

La tradizione attribuisce ad Esopo (VI sec. a. C.?) l’invenzione della favola; tuttavia sappiamo bene che la prima testimonianza nell’ambito della letteratura greca risale al racconto in versi dell’Usignolo e lo Sparviero, contenuto nel poema didascalico Ἔργα καὶ Ἡμέραι di Esiodo (VIII – VII secolo a.C.), se non addirittura ad Omero, il quale nell’Odissea paragona  i Proci, nella predizione di Menelao, alla cerva imprudente che si reca a porre i suoi cerbiatti appena nati nella selva ove dimora il leone, decretandone così la morte.
Ad Esopo resta tuttavia riconosciuto il merito di aver consentito lo sviluppo del genere favolistico e di aver elaborato con originalità questa espressione d’arte popolare.

Il contadino e i figli: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

La volpe e la pantera: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

Il lupo e la vecchia: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

Esopo, testi interattivi: a cura di Giuseppe Frappa

Il significato globale dell’opera risulta chiaro: attraverso la finzione della favola, dietro il travestimento animalesco Esopo vuol proporre un’interpretazione del mondo dal punto di vista degli umili. Non fa meraviglia, quindi, se dalla sua raccolta emerge una realtà ben diversa da quella veicolata dal ‘mito’ aristocratico di Omero. …. Egli ha saputo indagare e ritrarre la vita degli umili nella tragicommedia dei loro estrosi ripieghi e nell’infamia della loro secolare oppressione; tuttavia, chiuso in un’opaca e fatalistica rassegnazione, non ha osato alimentare la speranza di un reale cambiamento” (L. Barbero)

Beatrice – di Stefano Benni

Una ragazza vestita con un bell’abito medievale sta leggendo i tarocchi su un tavolino. Canta:

“Fior di vaniglia
il tempo passa e nessuno mi si piglia
Si sposan tutte quante
e a me mi tocca di aspettare Dante”.

(Con lieve accento toscano) Oh, è curiosa la vita nel Medioevo. Che poi Medioevo lo dite voi, io dico milleduecentottantaquattro, poi voi lo chiamate come vi pare, le epoche gli si dà il nome dopo.
Le dittature, ad esempio, se ne parla male solo dopo, intanto tutti se le puppano.
Volete vedere?
Io sono Beatrice che il futuro predice, leggo le carte quindi so tutto del futuro. In quanto agli anni che vivete voi adesso… (guarda le carte)
Madonna nana, neanche c’è un nome per chiamarlo, quello lì… ragazze, girategli alla larga a codesto puttaniere. Ma non devo parlare di politica, che ci si mette nei guai. Canappione gliene stanno capitando di tutti i colori coi guelfi e i ghibellini e i bianchi e i neri e così via…
Chi è Canappione? Scusate, io l’Alighieri lo chiamo così, mia madre dice “non t’azzardare che è un grande poeta importante”, però c’ha importante pure il naso, via c’ha un becco che pare una poiana, pare…una caffettiera, anche se non è ancora stata inventata. Insomma, lui fa il poeta ma inveisce e si incazza e mette tutti all’Inferno, ce l’ha con Pisa e con Arezzo, e con i Papi e con gli Arcivescovi. Mi sa che prima o poi lo fanno fuori, lo metton fuori dal palinsesto a legnate. Mi dispiacerebbe?
(sottovoce al pubblico) Oh, lo dico a voi in confidenza. Io a quello non lo sopporto.
Mi ha visto la prima volta che c’avevo otto anni, lui nove, mica mi ha detto “si gioca insieme, ti regalo un gelato”…no, c’ha fatto dieci poesie di duemila versi il piccino.
Ci siamo incontrati solo una volta l’anno scorso, c’avevo diciotto anni, e da allora sparito, di nebbia.
Gli è timido, dicono. E poi tutti a aggiungere “quanto sei fortunata! Quello è un poeta, ti dedicherà il capolavoro della letteratura italiana, ti renderà famosa (…) Sai quante vorrebbero essere cantate da lui?” Va bè, ma io sono una donna, non una serenata…
Mica posso aspettare che abbia finito il capolavoro e che mi abbia angelicato e intanto io buona e zitta. A diciannove anni al Medioevo si è già in anticamera da zitelle. Mica si ha il lifting e gli antibiotici e l’aerobica, noi.
A venticinque anni, zitelle e carampane, o tisiche, o magari ti capita un casino come Giulietta, tac, secca a quindici anni poverella, o come Ofelia.
Lo vedo io nelle carte cosa succederà, (si rabbuia), magari muoio a venticinque anni, qui c’è scritto che sarà così.
E intanto devo star qui ad aspettare il vate… che neanche suona bene come frase…

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