‘Ritmo archetipo, da lento diventa sempre più veloce, come una trottola che gira e gira, che anziché rallentare aumenta di velocità fino all’esplosione finale.’
Il racconto, estratto dalla fiaba di Hansel e Gretel, è incentrato sulla parte più forte e drammatica della vicenda: l’incontro di Hansel e Gretel con la strega, l’affronto del pericolo e il suo superamento.
L’incontro con la strega è un momento catartico (conoscitivo e liberatorio) per il bambino: essa simboleggia l’ostacolo sfidante ed iniziatico da affrontare e da vincere. In questo modo la strega, come ogni cattivo delle fiabe, lupo, orco o drago che sia, spinge l’eroe o l’eroina (con cui il bambino si identifica) all’azione creativa e quindi alla sua evoluzione.
Questa è la storia che si racconta nelle fattorie solitarie ai confini dei monti Catskill, dove sono cresciuta. Tra fattoria e fattoria si stendono boscaglie e ogni fattoria ha il proprio bosco, e di notte ci sono cervi e conigli e perfino lupi, e le grandi linci che in tempo di carestia scendono a caccia a sud del Canada. E di tanto in tanto, a qualche derelitta ragazza di fattoria che s’aggira di notte ai margini e al centro del profondo bosco, nasce un figlio come Helma Lassiter… (Marion Zimmer Bradley, 1960)
Audiolettura: La Selvaggia (The Wild One, 1960), di Marion Zimmer Bradley, trad.: V. De Carlo voce: monica mainikka
Fra le più rilevanti dee della maternità e della fertilità Iside, come tutte le grandi Dee Madri, è vergine e madre, spesso rappresentata con un bimbo in braccio. Essa ha due aspetti: è la Dea Natura e la Dea Luna. Essa è la dea della fecondità (= madre) che prescinde dal legame matrimoniale (= vergine); è la creatrice, la nutrice di tutto, dispensatrice di immortalità ma anche la distruttrice: tollera tutte le cose, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.
È la dea degli opposti che inquietantemente si intersecano: non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
È la dea dai molteplici talenti, forte e sicura della sua magnificenza, rivelatrice della forza della donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Nel mito sposa dolente e tenera sorella del suo sposo, Iside è colei che apporta la cultura e dà la salute, la venerata che è essa stessa tutte le cose. Vittoriosa sulla morte e sul fato, Iside è Madre Natura, buona e cattiva nello stesso tempo: tollera tutte le cose, infatti nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il fratello nemico, Tifone-Set.
Iside è Maat, la Sapienza Antica, la sapienza dell’istinto, ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre: la capacità innata, intrinseca, di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco.
Antiche statue di Iside con il Bambino sono state adottate da comunità cattoliche che le scambiarono per rappresentazioni della Vergine Maria e di Gesù Bambino: l’errore è comprensibile, proprio perché Iside era ritenuta la Madre di Dio (Hor) ed era adorata come Vergine, benché nello stesso tempo fosse considerata la moglie del Dio lunare, Osiride, poi identificato con Ra, il sole.
(liberamente tratto da M. E. Harding, I misteri della donna, Astrolabio)
Perché io sono la Prima e l’Ultima Io sono la Venerata e la Disprezzata Io sono la Prostituta e la Santa Io sono la Sposa e la Vergine Io sono la Madre e la Figlia Io sono le Braccia di mia Madre Io sono la Sterile, eppure sono numerosi i miei figli Io sono la Donna Sposata e la Nubile Io sono Colei-che-dà-alla luce e Colei-che-non-ha-mai-generato Io sono la Consolazione dei dolori del parto Io sono la Sposa e lo Sposo E fu il mio uomo che mi creò. Io sono la Madre di mio padre Io sono la Sorella di mio marito Ed egli è il mio figliolo respinto Rispettatemi sempre Perché io sono la Scandalosa e la Magnifica.
Ἔρος δ’ ἐτίναξέ μοι φρέναϛ, ὠϛ ἄνεμοϛ κὰτ ὄρος δρύσιν ἐμπέτων. ‘Ed Amore mi sconvolse l’Anima, come vento che giù dal monte s’abbatte sulle querce…‘ (Saffo, fr. 47/204 LGS)
Apuleio nelle ‘Metamorfosi’ ci racconta il mito di Eros (Amore) e Psiche (l’Anima, la Vita, simbolo della Donna alla ricerca della consapevolezza di sé).
È un racconto iniziatico di perdita e di trasformazione: il patto imposto da Eros a Psiche è che non lo si “indaghi”, perché Amore vuole essere vissuto nel buio, nell’intimo del sé. Psiche cede alla curiosità e alla infida pressione delle sorelle e così, subito dopo aver assaporato l’estasi spirituale, la smarrisce, riconquistandola solo in seguito a prove assai impegnative. Tali esperienze guideranno l’Anima alla crescita e porteranno la Vita alla sua evoluzione.
Episodio tratto dalla ‘Favola di Amore e Psyche‘ delle ‘Metamorfosi‘ di Apuleio
video e voce: monica mainikka