Il viaggio come strumento ed occasione di ricerca (ἱστορία) e di conoscenza

(Pubblico questo articolo come esempio di svolgimento di un saggio breve)

Argomento: Movimento e fermento sulle coste del Mediterraneo nei secoli VI e V a.C.
Ambito: Geostorico
Documenti: Passi tratti da manuali e saggi di storia antica, storia della geografia e storia della filosofia.
Lunghezza: Non superare le tre colonne di foglio protocollo.

Scaletta di percorso:

Introduzione: Il rinnovamento sociale nel mondo ellenico dei secoli VI e V a.C. e l’avvio della ricerca ‘scientifica’.
Sviluppo: Il viaggio è strumento di indagine (historìa) e conoscenza > Viaggi e scritti dei logografi, diffusione degli studi e teorie di filosofi milesi e Pitagorici > Rinnovata concezione della Terra; Influssi ideologici nella contrapposizione tra Oriente persiano e Occidente greco.
Conclusione: Riflessione sul contrasto tra la cultura occidentale e quella orientale, che ha caratterizzato la storia dalla guerra di Troia fino ai nostri giorni.

 

Titolo: Il viaggio come strumento e occasione di ricerca e di conoscenza

Svolgimento: 
Il mondo ellenico nel corso dei secoli VI e V a.C. assistette ad un grande rinnovamento sociale, in concomitanza con rilevanti conquiste politiche e progressi economici: la nuova ottica di apertura verso la realtà circostante diede l’avvio ai primi segnali di ricerca ‘scientifica’ in ambiente greco.
Mai prima d’allora l’uomo si era sentito così consapevole della possibilità umana di spaziare, sia in ambito intellettuale che geografico: l’affermarsi del criterio di indagine e di osservazione messo a fuoco dai fisici milesii, i filosofi della φύσις, lo sviluppo dei commerci, il crearsi progressivo di una sempre più fitta rete di traffici, la vasta diffusione di colonie fino ai punti più remoti del Mediterraneo sia orientale che occidentale, infusero nell’uomo greco l’impressione che il mondo non fosse poi tanto smisurato ed inconoscibile, ma fosse in attesa che qualcuno osasse percorrerlo in lungo e in largo, pronto ad offrire, a chi avesse il giusto spirito e fosse disposto ad affrontarne i rischi, i tesori della scoperta e della conoscenza.

Non ci stupisce quindi che, tra coloro che spesero parte della loro vita a viaggiare, non solo per necessità pratiche, ma spronati dal desiderio di sperimentare nuove cose e di apprendere diversi saperi, la tradizione riporti i nomi di personaggi a noi già noti, come gli stessi filosofi di Mileto (Talete si sarebbe spinto fino all’Egitto, dove avrebbe appreso i fondamentali princìpi geometrici; Anassimandro si sarebbe recato più volte a Sparta e avrebbe preso parte alla fondazione di Apollonia sul Ponto Eusino, cioè il Mar Nero) e Pitagora, che si racconta abbia visitato i più importanti centri religiosi della Grecia, dell’Egitto e del Medio-Oriente, al fine di ricevere le iniziazioni ai diversi culti e apprenderne i misteri, oltre che il sapere matematico.
Del resto è risaputo che il viaggio è strumento di conoscenza fondamentale e naturale per il filosofo, oltre che metafora costante del suo ideale di vita.
Il termine greco esprimente l’indagine è ἱστορία (= historìa); già nel corso del VI secolo con questo termine si indicava un’attività di ricerca condotta personalmente da chi, spinto dall’interesse per le origini di miti e credenze, curioso indagatore ed interprete più o meno razionale di vicende relative a genti e terre straniere, intraprendeva viaggi, intervistava persone, traduceva racconti, raccoglieva un vasto ed interessante materiale riguardante migrazioni, fondazioni, genealogie, e metteva tutto per iscritto:

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