L’Uomo (Ulisse)

di Lucilla Giagnoni

… Ulisse è l’uomo che suscita ammirazione perché vuole sempre andare avanti; la sua curiosità, la sete di conoscenza, è il solo valore che possa davvero nobilitare e distinguere dalle bestie e quella sete è il motore del progresso, un progresso che ci ha portati fino alla luna, agli antibiotici, all’atomica e alla mappa del dna.
Ulisse è l’uomo. E’ soldato, sentinella, pilota, arciere, narratore, oratore, costruttore di navi, navigatore.
Ulisse è colui che si camuffa: da pazzo, da mendicante, da animale.
Uno Nessuno e Centomila. Ulisse l’attore. L’ipocrita. Attore in greco si dice ὑποκριτής. Colui che sa ingannare.
Ulisse, l’eroe per eccellenza, è in fondo all’Inferno. E ci finisce per i suoi inganni, per le sue frodi. Ulisse penetra nella città assediata di Troia, lo racconta Omero nell’Odissea, dopo essersi fatto sfregiare la faccia a colpi di frustate pur di sembrare un transfuga. A dirla così mi viene in mente Hannibal the cannibal. Raggiunge Elena e la convince a tradire, ma sopraggiunge Ecuba la regina. Ulisse riesce rapidamente a cambiare faccia e a commuovere la regina madre, convincendola a lasciargli salva la vita e a farlo tornare incolume all’accampamento.

Con la spartizione delle schiave Ecuba finirà ad Ulisse. E questo invece lo racconta Euripide.
Il mito racconta che, condannata alla lapidazione per aver ucciso un greco che le aveva ucciso un figlio, il primo a scagliare una pietra contro di lei sarà Ulisse.
Ed è sempre Ulisse a lanciare Astianatte, il figlio di pochi mesi di Ettore, l’eroe dei Troiani, il figlio del nemico, giù dalle mura della città.
Odisseo viene da Odùssomai  e vuol dire sono odiato.
Lui sceglie di chiamarsi Oudéis-Nessuno. L'”odiato” è quello che penetra nel sistema per distruggerlo dal di dentro.
Quel Nessuno. Nascosto nel ventre del cavallo entra a Troia e la distrugge; nascosto dietro al nome di Nessuno penetra, non invitato, nella caverna immacolata del gigante Polifemo. Il gigante si rivela pericolosissimo e lui lo acceca. Odisseo è la figura archetipica su cui si fonda l’intera civiltà occidentale.
E’ una figura così forte che supera i confini della nostra civiltà: si dice che il Mullah Omar (lo scrive Salvatore Settis nel suo recente saggio Il futuro del classico) il capo dei talebani, quello che è sfuggito alla cattura degli americani in Afghanistan col motorino, quello cieco, il distruttore delle statue dei Budda, subito dopo le stragi dell’11 settembre abbia paragonato l’America a Polifemo, “un gigante accecato da un nemico a cui non sa dare nome. Un gigante accecato da un Nessuno”. Nessuno sconquassa l’America.
Certo Ulisse è l’uomo che si deve difendere. Perché il mondo è più grande di lui. Si difende con tutte le sue forze ma gli piace anche. Si difende ma, quando lo fa, è l’apocalisse. Nulla è più come prima.
Apocalisse vuol dire cambiamento.
Ulisse cambia il mondo. Lo riordina a modo suo.
E spesso con la violenza e il terrore. Lo sovverte.
Non so se Nessuno in fondo potrebbe essere quello che chiamiamo un terrorista.
Ma un terrorista sicuramente è un nessuno.
Fa pensare che l’eroe, il mito su cui si fonda la nostra civiltà sia proprio Ulisse.

Lucilla Giagnoni – dallo spettacolo: Vergine Madre’

Leonardo Roperti, Ulisse nella terra di nessuno
olio su tela cm 50 x 70 – 2003

 

Kali Yuga – di Lucilla Giagnoni

“Ho in mente un’immagine: quella di una grande divinità. Un grande dio, che dorme… di un dio che sta per addormentarsi.
Lo dicono gli antichi e sacri libri indiani: i Veda. Quando il dio abbassa le palpebre finisce un’era.
Quattro sono le ere che hanno composto il tempo dall’origine dell’uomo.
Il primo periodo è stato l’età dell’Oro o della Verità, quando l’umanità era con Dio; il secondo è l’età dell’argento, il terzo è l’età del Bronzo; e l’ultimo, quello che stiamo vivendo ora, è l’età del Ferro (Kali Yuga).

Il Kali Yuga, il nostro tempo in cui prevale la vita passionale e l’uomo rischia di allontanarsi sempre di più dalla propria natura divina, e vive, a causa di ciò, grandi angosce e sofferenze. È l’era della distruzione, del caos, dell’apocalisse che prelude al buio totale. Alla fine del Kali Yuga, dopo il grande buio, si avrà una nuova rinascita e tornerà l’età dell’Oro.
Tutto ricomincerà daccapo.
Ed ecco che, adesso, la nostra divinità che divide il tempo addormentandosi si sta assopendo. Quella volta che ha abbassato le palpebre e si è fatta un pisolino, sono scomparsi i dinosauri; c’è da credere che se ora vuole farsi una vera dormita, siamo prossimi ad un grande cambiamento.
Per questo viviamo nell’ansia. Ci affanniamo a portare a termine in un lampo ciò che ha appena visto la luce.
Siamo uomini che hanno fretta.
Siamo artisti che vedono la loro realizzazione nel corso della loro vita.
Vallo a dire a quelle generazioni di persone che hanno creato le grandi cattedrali, a chi ha creato piazza del Campo, Santa Maria del Fiore, la cupola di San Pietro. Per morire magari quando i lavori erano iniziati da poco. Vallo a dire a Dante.
Siamo uomini che sentono la fine di ogni cosa. È per questo che andiamo sempre così di fretta, così veloci, così veloci… Perché sentiamo che siamo vicini alla fine. Sentiamo che il dio sta abbassando le palpebre.
Veloci perché sentiamo di non avere più tempo.”

Lucilla Giagnoni – dallo spettacolo: ‘Vergine Madre