Tutta la dolcezza di Saffo..

…raccolta in questo canto moderno, un mix di frammenti della Poetessa, interpretato da Αλέκα Κανελλίδου:

Ατθίδα

Σαν άνεμος μου τίναξε ο έρωτας τη σκέψη
σαν άνεμος που σε βουνό βελανιδιές λυγάει.
Ήρθες, καλά που έκανες, που τόσο σε ζητούσα
δρόσισες την ψυχούλα μου, που έκαιγε ο πόθος.
Κι από το γάλα πιο λευκή
απ’ το νερό πιο δροσερή
κι από το πέπλο το λεπτό πιο απαλή.
Από το ρόδο πιο αγνή
απ’ το χρυσάφι πιο ακριβή
κι από τη λύρα πιο γλυκιά, πιο μουσική.
Πάει καιρός που κάποτε σ’ αγάπησα, Ατθίδα
μα τότε μου ‘μοιαζες μικρό κι αθώο κοριτσάκι.
Συ που μαγεύεις τους θνητούς, παιδί της Αφροδίτης
απ’ όλα το καλύτερο εσύ ’σαι το αστέρι.

Ad Attide:

Eros ha sconvolto il mio cuore
come vento sui monti abbatte le querce
Sei giunta, bene, ti desideravo
hai ristorato la mia anima 
che ardeva di desiderio
Sei più bianca del latte
più fresca dell’acqua
più morbida di un peplo leggero
più pura di una rosa
più preziosa dell’oro
più dolce della lira
Un tempo ti amai Attide,
allora eri piccola ancora innocente
Tu che incanti i mortali
figlia di Afrodite
di tutte sei la stella più bella.

traduzione dal neogreco di monica mainikka

Io sono la Scandalosa e la Magnifica

Inno ad Iside, IV-III sec. a.C.

Fra le più rilevanti dee della maternità e della fertilità Iside, come tutte le grandi Dee Madri, è vergine e madre, spesso rappresentata con un bimbo in braccio. Essa ha due aspetti: è la Dea Natura e la Dea Luna. Essa è la dea della fecondità (= madre) che prescinde dal legame matrimoniale (= vergine); è la creatrice, la nutrice di tutto, dispensatrice di immortalità ma anche la distruttrice: tollera tutte le cose, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.

È la dea degli opposti che inquietantemente si intersecano: non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
È la dea dai molteplici talenti, forte e sicura della sua magnificenza, rivelatrice della forza della donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.

Nel mito sposa dolente e tenera sorella del suo sposo, Iside è colei che apporta la cultura e dà la salute, la venerata che è essa stessa tutte le cose. Vittoriosa sulla morte e sul fato, Iside è Madre Natura, buona e cattiva nello stesso tempo: tollera tutte le cose, infatti nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il fratello nemico, Tifone-Set.
Iside è Maat, la Sapienza Antica, la sapienza dell’istinto, ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre: la capacità innata, intrinseca, di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco.

Antiche statue di Iside con il Bambino sono state adottate da comunità cattoliche che le scambiarono per rappresentazioni della Vergine Maria e di Gesù Bambino: l’errore è comprensibile, proprio perché Iside era ritenuta la Madre di Dio (Hor) ed era adorata come Vergine, benché nello stesso tempo fosse considerata la moglie del Dio lunare, Osiride, poi identificato con Ra, il sole.

(liberamente tratto da M. E. Harding, I misteri della donna, Astrolabio)

Perché io sono la Prima e l’Ultima
Io sono la Venerata e la Disprezzata
Io sono la Prostituta e la Santa
Io sono la Sposa e la Vergine
Io sono la Madre e la Figlia
Io sono le Braccia di mia Madre
Io sono la Sterile, eppure sono numerosi i miei figli
Io sono la Donna Sposata e la Nubile
Io sono Colei-che-dà-alla luce e Colei-che-non-ha-mai-generato
Io sono la Consolazione dei dolori del parto
Io sono la Sposa e lo Sposo
E fu il mio uomo che mi creò.
Io sono la Madre di mio padre
Io sono la Sorella di mio marito
Ed egli è il mio figliolo respinto
Rispettatemi sempre
Perché io sono
la Scandalosa e la Magnifica.

Voce: monica mainikka

Psiche scopre Amore

Ἔρος δ’ ἐτίναξέ μοι φρέναϛ, ὠϛ ἄνεμοϛ κὰτ ὄρος δρύσιν ἐμπέτων.
‘Ed Amore mi sconvolse l’Anima, come vento che giù dal monte s’abbatte sulle querce…‘ (Saffo, fr. 47/204 LGS)

Apuleio nelle ‘Metamorfosi’ ci racconta il mito di Eros (Amore) e Psiche (l’Anima, la Vita, simbolo della Donna alla ricerca della consapevolezza di sé).
È un racconto iniziatico di perdita e di trasformazione: il patto imposto da Eros a Psiche è che non lo si “indaghi”, perché Amore vuole essere vissuto nel buio, nell’intimo del sé. Psiche cede alla curiosità e alla infida pressione delle sorelle e così, subito dopo aver assaporato l’estasi spirituale, la smarrisce, riconquistandola solo in seguito a prove assai impegnative. Tali esperienze guideranno l’Anima alla crescita e porteranno la Vita alla sua evoluzione.

Episodio tratto dalla ‘Favola di Amore e Psyche‘ delle ‘Metamorfosi‘ di Apuleio
video e voce: monica mainikka

Lucrezio, Inno a Venere

dal De Rerum Natura – esametri dattilici
Madre dei discendenti di Enea, gioia degli uomini e degli dei, Venere dispensatrice di vita, che sotto le costellazioni erranti del cielo vivifichi il mare ricco di navi e le terre ubertose, poiché per opera tua ogni creatura viene concepita e vede la luce del sole: te, o dea, te fuggono i venti e le nubi del cielo; al tuo arrivo, attraverso di te la terra fa sbocciare fiori fragranti, a te sorride la distesa del mare e, rasserenato, il cielo brilla di luce diffusa. Non appena si illumina la bellezza del giorno primaverile e dischiuso si diffonde il soffio fecondatore del Favonio, prima gli uccelli annunciano te e il tuo arrivo, colpiti nel cuore dalla tua potenza. Quindi gli animali selvatici saltano per i lieti pascoli e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: così, catturata dal desiderio, ogni creatura ti segue bramosamente dovunque tu voglia condurla. Infine, per i mari e per i monti, per i fiumi rapinosi, tra le dimore frondose degli uccelli e i campi verdeggianti, ispirando nel petto dolce amore, fai in modo che tutti cupidamente si moltiplichino, di generazione in generazione. E poiché tu guidi da sola la natura e senza di te nulla nasce nelle divine plaghe della luce e nulla esiste di gioioso e di amabile, te desidero come compagna mentre scrivo questi versi sulla natura, che mi accingo a comporre per il nostro Memmio, che tu, o dea, hai voluto eccellesse in ogni occasione, adorno di ogni qualità. Tanto più dunque concedi, o dea, fascino alle mie parole; fa’ sì che, per i mari e le terre, placate, le feroci opere della guerra abbiano tregua. Infatti tu sola puoi giovare ai mortali con una pace tranquilla, poiché Marte, signore delle armi, muove le crudeli opere della guerra; lui che spesso si abbandona nel tuo grembo, vinto dall’eterna ferita di amore e così, levando gli occhi con il tornito collo rivolto verso di te, pasce d’amore gli avidi sguardi, a te anelando, o dea, e pende il respiro di lui, supino, dalla tua bocca. E tu o dea, abbracciandolo con il tuo corpo divino, mentre è sdraiato, effondi dalla tua bocca dolci parole, chiedendo, o inclita, pace tranquilla per i Romani. Difatti né noi possiamo comporre con animo sereno quest’opera, essendo le circostanze avverse per la patria, né l’illustre discendente di Memmio può, in tali condizioni, venir meno alla salvezza collettiva.

traduzione, voce e video: monica mainikka
fotografie: www.skattomatto.it
musica: Roberto Cacciapaglia