In diretta dal passato: cronache dall’antica Roma

ROMAE, a. d. III Nonas Augustas,
anno CCCLXIII ab Vrbe condita

Signori e Signore buongiorno,
apriamo il giornale purtroppo con notizie di guerra provenienti dalla Capitale:
oggi, 3 AGOSTO 390 a. C., I GALLI SONO ENTRATI A ROMA!!
Ecco a voi il servizio della nostra inviata, in diretta dal Campidoglio; a te la linea!

Grazie studio!
Ormai qui a Roma il nome stesso di Galli viene pronunciato con un brivido di paura: dei Galli si parlava da tempo, ma sempre per sentito dire; ora invece dal nord dell’Italia ci giungono notizie confuse di scontri fra le città etrusche più settentrionali e tribù semiselvagge dai nomi strani: Insubri, Cenomàni, Sènoni, Boi… Si sa che queste tribù celtiche provengono dalle terre settentrionali, che parlano lingue sconosciute, che hanno usi e costumi barbarici e che si sono insediate a nord del Po, dove hanno già fondato alcune città.
Ci giunge notizia che un’orda, pensate, di 30.000 uomini, sotto la guida del terribile capo sénone Brenno sia giunta direttamente a contatto con Roma. Ha già inflitto al nostro esercito una memorabile ed umiliante sconfitta presso il fiume Allia, un piccolo affluente del Tevere, per poi puntare sulla stessa Roma: l’Urbe sta vivendo uno dei momenti più drammatici di tutta la sua storia, l’umiliazione del saccheggio e dell’assedio. Ci giunge voce che solo un pugno di uomini asserragliati sul colle del Campidoglio si è assunta il compito di difendere almeno il simbolo dello stato romano, la Rocca Capitolina, a costo di immensi sacrifici.
Sono state registrate alcune dirette testimonianze tra la gente del posto,
su ciò che sta accadendo.
Ascoltiamole:

  •  Ehu ehu ehu.. Brennus Italiam inuasit et Vrbem occupauit
  • Breui tempore Galli ciues interfecerunt, domos incenderunt et Capitolium obsederunt.
  • Canes et custodes nihil audiuerunt, sed anseres Romam seruauerunt!

Sensazionale, cari ascoltatori, come avete potuto sentire: anseres, oche! Incredibile, un branco di oche ha salvato la città, ha salvato le sorti di Roma!
Ma sentiamo come si sono svolti i fatti dal nostro cronista, lo storico TITO LIVIO, che si trova sul posto:

Durante il saccheggio della città, i Galli avevano notato che la rupe presso il tempio della dea Carmenta si poteva scalare facilmente. Di notte, visto che c’era poca luce lunare, hanno mandato avanti un uomo senz’armi affinché esplorasse il percorso; quindi, passandosi le armi quando c’era qualche passaggio difficile, aggrappandosi l’uno all’altro, sollevandosi e tirandosi su a vicenda, sono giunti sulla sommità, mantenendo un silenzio tale che, non solo hanno colto di sorpresa le sentinelle, ma non hanno svegliato neppure i cani, che eppure sono attenti ai rumori notturni!
Non hanno ingannato però le oche che, in quanto sacre a Giunone, erano state risparmiate nonostante la grande scarsità di cibo. Per i Romani è stata la salvezza: destato dal loro starnazzare e dallo sbattere delle ali, Marco Manlio, un uomo valoroso che si era già distinto in guerra, ha afferrato le armi, e dando contemporaneamente l’allarme è corso avanti, e mentre tutti erano confusi ha colpito con lo scudo un Gallo che già era giunto sulla sommità e l’ha buttato giù!
Il Gallo, precipitando, ha travolto e fatto cadere anche i compagni più vicini. Ormai anche altri Romani erano accorsi e con frecce, lance e sassi ributtavano giù i nemici e l’intera spedizione così è stata fatta rovinosamente precipitare.”

Cari ascoltatori, dunque Roma è salva! Il provvidenziale intervento delle oche è già divenuto leggenda, e nell’Vrbe se ne cantano le gesta: un inno evocativo in particolare riecheggia per le vie della città:

Le oche del campidoglio

Roma è salva! Sembra che i Romani abbiano stabilito di festeggiare e di onorare le oche, oggi e negli anni a venire, ad ogni anniversario, il 3 agosto, incoronandole con oro e porpora e portandole in processione.
Apprendiamo invece con dispiacere che i cani, colpevoli di non aver fatto buona guardia segnalando il nemico… verranno crocefissi, a testa in giù, ad una forca di sambuco!

E già ci sembra di sentire un triste lamento: “bauu! … ma non dormivano anche le guardie romane?”

(dallo spettacolo: Cronache dall’antica Roma – In diretta dal passato, di monica mainikka)