Cronache dal passato: Pompei, 24 agosto 79 d.C.

Signore e Signori buongiorno,

per la rubrica ‘LUOGHI DELL’IMPERO’ vi proponiamo oggi un servizio in diretta da Pompei. La linea al nostro inviato:

“L’alba è spuntata su un giorno che si annuncia eguale agli altri. Caldo come ieri e caldo come sarà probabilmente domani. Nei giorni precedenti si sono sentiti dei brontolii dalla parte del Vesuvio e si sono notate delle crepe sui muri. I più paurosi si sono subito messi a parlare di terremoto. Si è risposto con alzate di spalle; infatti, dopo il terremoto che diciassette anni fa ha distrutto la città, si vive nella convinzione di essere riusciti a placare l’ira degli dei con un incremento della devozione. Alle porte della città c’è la solita ressa di mulattieri e di carrettieri; tutti hanno fretta di ripartire con i loro carichi, ciascuno verso una sua destinazione remota, chi andando a nord e chi a sud. Ora che hanno messo il basto al mulo e attaccati i buoi, li si può sentire imprecare per la fila che devono fare e che, come sempre, si forma all’ingresso della città! Soprattutto quelli che per un contrattempo sono stati costretti a fermarsi in una delle officine di riparazione che sono sorte nelle vicinanze.
Non sono i soli, tuttavia, in quest’ora mattutina, a creare movimento. Sono già arrivati anche tutti i piccoli orticoltori dei sobborghi che vengono in città, spingendo con alte grida le carrette, per vendervi i prodotti del loro orto o del loro frutteto: cavoli, cipolle, bietole, fave, prugne, uva, pere,… Pompei è celebre per i fichi e i cavoli, e anche per le fave e le cipolle, con cui si ottiene un condimento squisito. Ci sono anche i braccianti agricoli, accampati alle porte, in attesa che un villicus a corto di schiavi li assuma per i lavori necessari nella sua villa suburbana.
E c’è anche, presso Porta Ercolano, un mucchio di gente che si dà da fare attorno a grandi tini. Dai tini proviene un divino aroma, anche se alquanto acre. È l’odore del garum, di cui quei tini sono pieni. Il garum è la famosa salsa di pesce con cui nel mondo romano si condiscono tutti i cibi: le verdure, la carne e persino la frutta. Pompei l’esporta in gran quantità entro fiasche impagliate, specie il gari flos, quel fiore del garum fatto con interiora e pezzetti di tonno, sgombri o murene, che si mettono a bagno in una salamoia piuttosto concentrata.

Ora il traffico si è esteso alle vie principali: via Stabia, via di Nola, via dell’Abbondanza. Stretti gli uni agli altri, mulo dietro mulo, bue dietro ruota, i carri sfilano in continuità. È sempre così all’alba.
Ma dopo questo primo momento di calca, il traffico non tarderà a farsi più scorrevole”. (René Guerdan, Pompei, Mondadori, 1975)

Grazie, passiamo ora al servizio successivo che…..

‘Studio, studio, vi richiedo la linea, per favore…

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