Le diverse tipologie eroiche in Giasone, Medea e Ulisse

Medea: la crudele fattucchiera, la donna innamorata ed ingannata che reagisce in preda al ‘furor’, la tragica vittima di Eros e degli eventi, la menade assassina e spietata… Quel che è certo è che non è l’eroina  dei canoni tradizionali.
Figlia di Eete, re della Colchide e seconda sposa di Egeo, il padre di Teseo, è scaltra, intelligente e maga potente. E proprio per questo la prende in sposa Egeo, che non sapendo ancora della nascita di Teseo dalla prima moglie Etra, creduta sterile, spera che Medea con le sue arti magiche gli possa dare il figlio sperato.
La maga si innamora perdutamente di uno straniero: Giasone, l’eroe giunto assieme agli Argonauti dalla lontana Corinto, alla ricerca del Vello d’Oro.

Giasone incarna l’energia virile impulsiva e conquistatrice: affronta deciso l’impresa della conquista del Vello proprio perché si dice sia impossibile.
Ma la temerarietà virile, che è per natura priva della riflessione sulle conseguenze dell’agire, necessita dell’aiuto dell’energia femminile, per natura dotata della magia dell’intuizione: e così Giasone si fa aiutare dalla principessa innamorata, la quale non esita a tradire il padre ed ad uccidere il fratello, pur di permettere all’amato di raggiungere il suo obiettivo di conquista.
Giasone pertanto, grazie ad un filtro potentissimo donatogli da Medea, riesce ad impossessarsi del Vello d’oro e a tornare vittorioso e con lei in patria.
Del resto l’eroe temerario e conquistatore, una volta ottenuti i suoi scopi dimentica opportunisticamente i favori ricevuti e, trascurando il valore del femminile, passa ad altra impresa, senza riflettere sulle conseguenze della sua impulsività: accetta quindi senza esitazione una nuova sposa, offertagli dal re Creonte, che gli garantisce in tal modo la successione al trono; e Medea viene abbandonata in quanto ormai scomoda ed inutile.
L’ira della donna ferita è allora terribile: fa recapitare un mantello avvelenato in regalo a Glauce, la promessa sposa, la quale muore insieme al padre Creonte che cerca di salvarla.
La vendicatrice non ancora soddisfatta arriva poi ad uccidere addirittura l’oggetto del suo amore, i due figli avuti da Giasone, onde colpire con più spietata crudeltà l’eroe.
Infine maledice l’ipocrita amante, augurandogli di non trovare più terra che lo ospiti: e di fatto Giasone troverà la morte in mare.

Medea che ama e uccide incarna l’umana perversità dell’amore tradito che, quanto più intensamente ama tanto più efferatamente arriva a distruggere.
Medea esula dalla visione tradizionale maschile legata al concetto di eroe; ella non si distingue infatti per nobili gesta ed animo intrepido, bensì per le arti magiche e per l’istintualità: rappresenta l’energia femminile, l’aspetto magico ed intuitivo dell’eroismo.

Più vicino a questa concezione è Ulisse, che si ricorda di pensare prima di agire: a differenza di Giasone l’Itacense è maggiormente dotato del potere della pazienza e della comprensione. Per non essere sopraffatto dalle sirene distruttivamente seducenti, dopo aver fatto tappare con la cera gli orecchi dei compagni, pretende di essere legato all’albero della nave per ascoltarne il canto ammaliatore.
Trova così il modo di affrontare senza rischi le forze sconvolgenti dell’oscurità interiore, in quanto è disposto a conoscerle. Saldo nel suo centrale radicamento, ne ascolta le voci senza sfracellarsi sugli scogli.
Solo sperimentando il pensiero, il sentimento e la sensazione con il dovuto distacco, senza che essi prendano il sopravvento, è possibile non andare fuori rotta.

a cura di mainikka
(le riflessioni sui tre personaggi del mito si ispirano, tra l’altro, al percorso di ‘astrologia evolutiva’ di Manuela Caregnato)

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