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		<title>Odi et Amo: Frammenti di Spettacolo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 13:37:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Teatro Verdi &#8211; Bonate Sopra, 24 marzo 2012 di e con mainikka]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teatro Verdi &#8211; Bonate Sopra, 24 marzo 2012</p>
<p>di e con <em>mainikka</em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/9PCnjIpHgtg" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>I &#8220;maniaci&#8221; &#8211; introduzione allo spettacolo ODI ET AMO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 12:30:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mainikka Platone nel Fedro fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία (manìa). In latino è il furor, il delirium; manìa, furor, delirium: che parole interessanti&#8230; &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/i-maniaci-introduzione-allo-spettacolo-odi-et-amo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di <em>Mainikka</em></strong></p>
<p>Platone nel <em>Fedro</em> fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία<em> (manìa).</em><br />
In latino è il <em>furor</em>, il <em>delirium</em>; <em>manìa</em>, <em>furor</em>, <em>delirium</em>: che parole interessanti&#8230;<br />
de- <em>lirare,</em> ad esempio, significa “uscir fuori dalla <em>lira”</em>, che era il solco della semina: chi delira, cioè, è uscito dal seminato!</p>
<p>Comunque, per tornare a Platone, esistono quattro tipi di pazzia, di μανία, dicevamo:<br />
1. la <strong>mania profetica</strong>, infusa da Apollo. È quella propria dei vati, dei veggenti, degli indovini;<br />
2. la <strong>mania mistica</strong> (o telestica), causata da Dioniso. È posseduta attraverso i riti iniziatici, pensiamo alle Baccanti;<br />
3. la<strong> mania poetica, </strong>ispirata dalle Muse. È l’ispirazione artistica, ottenuta tramite invasamento divino;<br />
4. la<strong> mania erotica</strong>, o amorosa, che rende folli gli innamorati, infusa naturalmente da Afrodite ed Eros.</p>
<p>Esistono perciò secondo Platone quattro tipi di ‘<em>maniaci</em>’, se così li possiamo chiamare: i veggenti; gli adèpti ad una religione; i poeti e gli artisti, e gli innamorati.<strong><br />
</strong>Quale fedele, quale<em> fanatico </em>(letteralmente il fanatico è il frequentatore del <em>fanum</em>, il frequentatore del tempio), quale appassionato, quale amante non ha mai usato il lessico della follia ad indicare l’oggetto del suo amore?<br />
<em>Vado in estasi</em> (<em>ex-stasis</em>, significa stare fuori, essere fuori di sé o da sé)… <em>Sono in preda al delirio</em>… <em>Mi fa perdere la ragione… Mi fa impazzire… (</em>letteralmente<em> impazzire </em>è <em>essere preso dal pathos, </em>cioè da smisurata passione<em>)</em><em>, sono pazza di lui, pazzo di lei</em>…. <em>Sei patetico!!</em></p>
<p><em></em>Eh be’, ha ragione Platone!<br />
A me piace giocare con le parole &#8211; s’è capito, vero? &#8211; mi diverte trovare i significati più reconditi, ma anche più veri, attraverso la ricerca etimologica: e così ho scoperto come identificare i veri &#8220;maniaci&#8221; (nel senso platonico del termine) e distinguerli dai falsi, dagli ipocriti: attenti, sempre Platone dice che chi è posseduto dalla μανία, la <em>manìa</em> profetica o quella mistica o quella poetica o quella erotica, agisce in stato di ἐνθουσιασμός… entusiasmo: questa parola è bellissima, è interessantissima, è formata dalla preposizione ἐν, “in”, “dentro”, e dalla radice di θεός, “dio”… cioè, significa che quando hai l’entusiasmo hai il dio dentro di te.  O tu sei dentro al dio, che poi è la stessa cosa.<br />
E’ una condizione che si sposa perfettamente con l’estasi: esci da te stesso per ritrovarti dentro il dio..<br />
E allora, se sei un profeta, un leader carismatico o un prete o un artista (un pittore, un musicista, un poeta, un creativo insomma… anche un professore perché no?!) o se sei semplicemente un innamorato&#8230; ecco, o hai l’entusiasmo…. oppure puoi darti all&#8217;ippica!<br />
I migliori, chissà perché nascono soprattutto in tempi di crisi. Quindi oggi dovrebbe essercene piena l’aria, di maniaci! Ma intendo quelli veri, quelli posseduti dall’entusiasmo! Non li si scorge nella massa questi, ma ci sono, basta cercarli e saperli riconoscere.</p>
<p><span id="more-819"></span>Io oggi vi vorrei parlare di due di loro: T. Lucrezio Caro e C. Valerio Catullo.<br />
Antichi entrambi, contemporanei fra loro, ma non so quanto lontani da noi, vissuti nel travaglio del primo secolo a. C.: era il secolo delle guerre civili, delle fazioni politiche in continua lotta fra loro, l’epoca di Mario e Silla, di Cicerone e Catilina, di Cesare e Pompeo… tensioni sociali, degrado dei valori, disorientamento…<br />
Niente di nuovo rispetto a quanto siamo abituati anche noi, no?<br />
Bene, vorrei raccontarvi di loro, anzi vorrei che fossero loro a raccontare la loro epoca, con le loro opere: due poeti, due cultori delle muse, due uomini diversi per scelte d’arte e di vita, che si lasciarono possedere entusiasticamente dalla passione: l’uno dalla passione filosofica, l’altro da quella erotica. E <em>pathos</em>, badate bene, significa passione in senso pieno, fino ad indicare la sofferenza, il patire, il tormento…. la pazzia.<br />
Pensate che bello, l’entusiasmo come reazione alla crisi! Per quel che riguarda loro, contro la crisi di valori appunto, che attanagliò gli ultimi tempi della Repubblica. Un entusiasmo, il loro, che non poté non essere contraddittorio, come contraddittoria fu l’epoca, ricco di luci ed ombre, perché contrastante fu, del resto, il vissuto dei due poeti.</p>
<p>L’uomo che va in delirio di fronte al cosmo: è l’epicureo Lucrezio: poeta del piacere &#8211; poeta del tormento.<br />
L’uomo che va in delirio di fronte all’amore: è il neoterico Catullo: poeta dell’amore &#8211; poeta del tormento.<br />
La <em>voluptas atque horror </em>dell’uno e <em>l’odi et amo</em> dell’altro convergono in un’esperienza di vita vissuta profondamente*: e sarà attraverso Ia loro tormentata esperienza, reale o letteraria che sia, che cercherò oggi di delineare le luci e le ombre di quel secolo travagliato, ricco di pennellate di sorprendente attualità</p>
<p>*cfr A. Traina, <em>L’uomo davanti al cosmo e davanti all’amore </em>in<em> Catullo, I Canti.</em></p>
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		<title>Io come voi&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 07:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mainikka</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Alda Merini Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita, buttata fuori dal mio desiderio d&#8217;amore. Io come voi non sono stata ascoltata e ho visto le sbarre del silenzio crescermi intorno e strapparmi i capelli. Io &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/io-come-voi/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Alda Merini</strong><br />
<em>Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita,</em><br />
<em>buttata fuori dal mio desiderio d&#8217;amore.</em><br />
<em>Io come voi non sono stata ascoltata</em><br />
<em>e ho visto le sbarre del silenzio</em><br />
<em>crescermi intorno e strapparmi i capelli.</em><br />
<em>Io come voi ho pianto,</em><br />
<em>ho riso e ho sperato.</em><br />
<em>Io come voi mi sono sentita togliere</em><br />
<em>i vestiti di dosso</em><br />
<em>e quando mi hanno dato in mano</em><br />
<em>la mia vergogna</em><br />
<em>ho mangiato vergogna ogni giorno.</em><br />
<em>Io come voi ho soccorso il nemico,</em><br />
<em>ho avuto fede nei miei poveri panni</em><br />
<em>e ho domandato che cosa sia il Signore,</em><br />
<em>poi dall&#8217;idea della sua esistenza</em><br />
<em>ho tratto forza per sentire il martirio</em><br />
<em>volarmi intorno come colomba viva.</em><br />
<em>Io come voi ho consumato l&#8217;amore da sola</em><br />
<em>lontana persino dal Cristo risorto.</em><br />
<em>Ma io come voi sono tornata alla scienza</em><br />
<em>del dolore dell&#8217;uomo,</em><br />
<em>che è la scienza mia.</em></p>
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		<title>Scrivere sull&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 20:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mainikka</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maria Assunta Scannerini Chi conosca l&#8217;opera del poeta latino Catullo, autore di versi bellissimi raccolti nei Carmina, molti dei quali dedicati al suo amore per Lesbia, ricorda certo il seguente Carme:   Nulli se dicit mulier mea nubere malle quam mihi, &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/scrivere-sullacqua/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Maria Assunta Scannerini</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-806" title="aqua" src="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/422073_315453175169715_100001151066874_937603_614357672_n.jpg" alt="" width="589" height="331" /></p>
<p>Chi conosca l&#8217;opera del poeta latino Catullo, autore di versi bellissimi raccolti nei <em>Carmina</em>, molti dei quali dedicati al suo amore per Lesbia, ricorda certo il seguente Carme:</p>
<p><em>  Nulli se dicit mulier mea nubere malle</em><br />
<em>quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.</em><br />
<em>Dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,</em><br />
<em>in vento et rapida scribere oportet aqua.<br />
</em>(Catullo, <em>Carmina</em>, LXX)</p>
<p><em>Che non sarà di nessuno, dice la mia donna:</em><br />
<em>soltanto mia, dovesse tentarla pure Giove.</em><br />
<em>Dice: ma ciò che donna dice ad un amante,</em><br />
<em>scrivilo nel vento o in acqua che va rapida.</em><br />
(traduzione di Salvatore Quasimodo)</p>
<p>Per la fama di questo carme potrebbe sembrare che il concetto della vanità dello scrivere sull&#8217;acqua sia tra le immagini più “fresche” e “moderne” coniate dallo stesso Catullo, in realtà si tratta invece di un topos frequente nella lirica greca e latina, che certamente il poeta trasse da epigrammi alessandrini ora raccolti nell&#8217;Antologia Palatina, peraltro tenuti sicuramente presenti anche per altri concetti.<br />
Egli infatti conobbe certamente il seguente epigramma di Callimaco:</p>
<p><em>ὤμοσε Καλλίγνωτος Ἰωνίδι, μήποτε κείνης</em><br />
<em>ἕξειν μήτε φίλον κρέσσονα μήτε φίλην.</em><br />
<em>ὤμοσεν: ἀλλὰ λέγουσιν ἀληθέα, τοὺς ἐν ἔρωτι</em><br />
<em>ὅρκους.μὴ δύνειν οὔατ᾽ ἐς ἀθανάτων.</em><br />
<em>νῦν δ᾽ ὁ μὲν ἀρσενικῷ θέρεται πυρί: τῆς δὲ ταλαίνης</em><br />
<em>νύμφης, ὡς Μεγαρέων, οὐ λόγος οὐδ᾽ ἀριθμός.</em><br />
(Callimaco, <em>Antologia Palatina</em>, V, 6)</p>
<p><em> Ha giurato Callignoto a lonide che non avrà nessun altro,</em><br />
<em>né uomo né donna, più caro di lei; l&#8217;ha giurato.</em><br />
<em>Ma è vero quello che dicono, che i giuramenti d&#8217;amore</em><br />
<em>non arrivano mai all&#8217;orecchio degli immortali.</em><br />
<em>Ora arde di passione per un ragazzo, e dell&#8217;infelice</em><br />
<em>non fa più caso né conto, come dei Megaresi.<br />
</em>(traduzione di Filippo Maria Pontani)</p>
<p>Per il concetto della vanità dello scrivere sull&#8217;acqua dovette tuttavia conoscere anche il seguente epigramma di Meleagro:</p>
<p><span id="more-801"></span></p>
<p><em>νὺξ ἱερὴ καὶ λύχνε, συνίστορας οὔτινας ἄλλους</em><br />
<em>ὅρκοις, ἀλλ᾽ ὑμέας, εἱλόμεθ᾽ ἀμφότεροι</em><br />
<em>χὠ μὲν ἐμὲ στέρξειν, κεῖνον δ᾽ ἐγὼ οὔ ποτε λείψειν</em><br />
<em>ὠμόσαμεν κοινὴν δ᾽ εἴχετε μαρτυρίην.</em><br />
<em>νῦν δ᾽ ὁ μὲν μὲν ὅρκια φησιν ἐν ὕδατι κεῖνα φέρεσθαι,</em><br />
<em>λύχνε, σὺ δ᾽ ἐν κόλποις αὐτὸν ὁρᾷς ἑτέρων.</em><br />
(Meleagro, <em>Antologia Palatina</em>, V, 8 )</p>
<p><em> Notte sacra, e tu lucerna, vi abbiamo prese a testimoni</em><br />
<em>dei giuramenti che ci siamo scambiati, voi e non altri:</em><br />
<em>lui ha giurato di amarmi, e io di non lasciarlo</em><br />
<em>per sempre; avete avuto l&#8217;impegno di entrambi.</em><br />
<em>Ora lui dice che quel giuramento scivola sopra l&#8217;acqua,</em><br />
<em>e tu, lucerna, lo vedi tra le braccia di altri.</em><br />
<em>(traduzione di Filippo Maria Pontani)</em></p>
<p>Altri poeti latini useranno in seguito un&#8217;immagine simile, per esempio Properzio e Ovidio:</p>
<p><em> quidquid iurarunt, ventus et unda rapit.</em></p>
<p><em> il vento e l&#8217;onda porta via tutto ciò che giurarono</em><br />
(Properzio, <em>Elegiae</em>, II, 28a, 8 )</p>
<p><em> verba puellarum, foliis leviora caducis,<br />
</em><em>inrita, qua visum est, ventus et unda ferunt.</em></p>
<p><em> il vento e l&#8217;onda portano via le parole delle ragazze,<br />
</em><em>più leggere delle foglie che cadono<br />
</em>(Ovidio, <em>Amores,</em> II, 16, 45sg)</p>
<p>Tuttavia un concetto così poetico non è neppure paternità degli epigrammisti dell&#8217;Antologia Palatina, in quanto è in realtà un comune proverbio già conosciuto nella Grecia classica: basta ricordare un frammento di Sofocle:</p>
<p><em> ὃρκον δ&#8217; ἐγὼ γυναικὸς εἰς ὓδωρ γράφω<br />
</em> <em>giuramento di donna lo scrivo sull&#8217;acqua<br />
</em>(Sofocle, <em>fr. 741 Nauck2</em>)</p>
<p>Il valore di proverbio della frase è testimoniato da un brano del <em>Fedro</em> di Platone, in cui Socrate parla a proposito della vanità della scrittura rispetto alla dialettica (è noto che di Socrate non è rimasto nulla di scritto, se non quanto riportato dai discepoli, Platone soprattutto):</p>
<p><em> οὐκ ἄρα σπουδῇ αὐτὰ ἐν ὕδατι γράψει μέλανι σπείρων διὰ καλάμου μετὰ λόγων ἀδυνάτων μὲν αὑτοῖς λόγῳ βοηθεῖν, ἀδυνάτων δὲ ἰκανῶς τἀληθῆ διδάξαι</em>. (Platone, <em>Fedro</em>, LX)</p>
<p><em>E però sul serio egli non scriverà in un&#8217;acqua, in un&#8217;acqua nera, seminandoli per mezzo di una cannuccia e di parole inette a difender se stesse per via di ragioni, inette per di più a insegnare pienamente il vero</em>.<br />
(traduzione di Emidio Martini).</p>
<p>Secoli dopo, la paleoslava “<em>Vita di Costantino</em>”, scritta tra l’869 e l’885 in Moravia, forse da Metodio stesso, in cui si accenna alla creazione dell&#8217;alfabeto cirillico, ripete il medesimo concetto: Costantino/Cirillo disse all&#8217;imperatore Michele: “<em>Capisco, ma chi può scrivere le sue parole sull’acqua? Oppure ci si deve procurar il nome di eretico?</em>”, ovvero il non poter scrivere un libro mancando un alfabeto adeguato e predicare oralmente sarebbe come scrivere “sull’acqua”, rischiando di essere capito male e creduto un “eretico”.<br />
Il valore eternante e nobilitante della Poesia, che esprime concetti e stati d&#8217;animo in maniera più evocativa e potente di quanto lo faccia la prosa, ha fatto dunque in modo che un concetto proverbiale sia diventato poeticamente immortale.<br />
E così sull&#8217;epitaffio della lapide della sua tomba, posta nel Cimitero Protestante di Roma, il poeta inglese John Keats volle che fosse scritto “<em>Here lies one whose name was writ in water</em>” (cioè “<em>Qui giace uno il cui nome fu scritto sull’acqua</em>”), per evocare la vanità dell&#8217;esistenza e ricordare che tutto passa senza lasciare traccia&#8230; abbandonando quel tanto di misoginia a cui il concetto dell&#8217;antico proverbio era stato associato.</p>
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		<title>Ah, Si Te Capio! ;-)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 13:48:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nunc latine est canendum et pede libero pulsanda tellus: complimenti ad Húdson Canuto per la traduzione &#8216;ritmica&#8217;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nunc latine est canendum et pede libero pulsanda tellus:</p>
<p><a href="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/423776_365914816771797_100000598468516_1251325_1856436663_n-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-799" title="ai se eu/ai si te capio" src="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/423776_365914816771797_100000598468516_1251325_1856436663_n-1.jpg" alt="" width="960" height="526" /></a></p>
<p>complimenti ad Húdson Canuto per la traduzione &#8216;ritmica&#8217; <img src='http://mainikka.altervista.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom de la Donna non avrà più paura</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 21:01:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il linguaggio di una società ne esprime l&#8217;identità: quando il titolo di maestra equivarrà a quello di Maestro, o quello di segretaria al suo corrispondente maschile, quando i termini architetta, avvocata, medica non faranno più ridere né rabbrividire, significherà che &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/la-vita-sulla-terra-sara-men-dura-quando-l%e2%80%99uom-de-la-donna-non-avra-piu-paura/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/linguaidentità.jpg"><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-792" title="lingua&amp;identità" src="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/02/linguaidentità.jpg" alt="" width="294" height="320" /></a></p>
<p>Il linguaggio di una società ne esprime l&#8217;identità: quando il titolo di<em> maestra</em> equivarrà a quello di <em>Maestro</em>, o quello di <em>segretaria</em> al suo corrispondente maschile, quando i termini <em>architetta</em>, <em>avvocata</em>, <em>medica</em> non faranno più ridere né rabbrividire, significherà che la nostra civiltà avrà fatto un passo avanti.</p>
<p style="text-align: right;">&#8220;<em>La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom</em><br />
<em>de la Donna non avrà più paura!</em> &#8221; (mainikka)</p>
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		<title>ἐνθουσιασμός</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mainikka</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori Latini e Greci]]></category>
		<category><![CDATA[Autori moderni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Linguistica ed Etimologia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω = essere ispirato, contenente il lemma ἐνθους = ἔν-ϑεός, composto di ἐν, in, e ϑεός, dio, il dio dentro. L&#8217;entusiasmo di Jackson Pollock e di Aldo Palazzeschi Questo video (le immagini e l&#8217;audio, assolutamente non disgiunti le une dall&#8217;altro) &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/%e1%bc%90%ce%bd%ce%b8%ce%bf%cf%85%cf%83%ce%b9%ce%b1%cf%83%ce%bc%cf%8c%cf%82/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ἐνθουσιασμός (<em>enthousiasmós</em>) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω = <em>essere ispirato</em>, contenente il lemma ἐνθους = ἔν-ϑεός, composto di ἐν, <em>in</em>, e ϑεός, <em>dio</em>, <em>il dio dentro.</em></p>
<p><span style="color: #008000;"><a title="Jackson &amp; Aldo" href="http://www.youtube.com/watch?v=xfnk7iG1LpU&amp;feature=youtu.be"><span style="color: #008000;">L&#8217;entusiasmo di Jackson Pollock e di Aldo Palazzeschi</span></a></span></p>
<p>Questo video (le immagini e l&#8217;audio, assolutamente non disgiunti le une dall&#8217;altro) è la prova di quanto Platone fa asserire a Socrate nel <em>Fedro,</em> cioè del fatto che l&#8217;artista agisce in stato di ἐνθουσιασμός: insomma, o hai il dio dentro di te (o tu sei dentro il dio) oppure&#8230; puoi darti all&#8217;ippica!<br />
 <img src='http://mainikka.altervista.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le prime misurazioni della circonferenza terrestre: la nascita della Geometria</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:54:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mainikka</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori Latini e Greci]]></category>
		<category><![CDATA[Autori moderni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Geografia antica]]></category>
		<category><![CDATA[Geometria]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il campo della geografia astronomica o matematica, già tentato dai Milesi e meglio sondato dagli studiosi delle colonie greche d&#8217;occidente, non trovò interessanti sbocchi almeno fino al IV secolo a.C., quando finalmente le teorie pitagoriche e parmenidee relative alla sfericità &#8230; <a href="http://mainikka.altervista.org/le-prime-misurazioni-della-circonferenza-terrestre-la-nascita-della-geometria/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<h2><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">Il campo della geografia astronomica o matematica, già tentato dai Milesi e meglio sondato dagli studiosi delle colonie greche d&#8217;occidente, non trovò interessanti sbocchi almeno fino al IV secolo a.C., quando finalmente le teorie pitagoriche e parmenidee relative alla sfericità terrestre furono recuperate, sostenute e sviluppate da ulteriori studi di matematica applicata all&#8217;astronomia o, meglio, alla geometria.<br />
</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">Ricordiamo che la <em>geometria</em>, come suggerisce l&#8217;etimo, è in origine la disciplina che si occupa della <em>misurazione della Terra</em>, mediante calcoli che si basano sull&#8217;osservazione della sua posizione rispetto agli astri.<br />
</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">Il merito di aver per primo abbandonato le disquisizioni teoriche relative alla forma terrestre, e di aver piuttosto fornito le prove per confermarne la sfericità, spetta allo studioso Eudosso: era questi un matematico e astronomo di Cnido, città dell&#8217;Asia Minore che, assieme all&#8217;isola di Cos (la patria del famoso medico Ippocrate) fu tra l&#8217;altro protagonista nel corso del IV secolo dello sviluppo della scienza medica.<br />
</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">Eudosso tentò di misurare le dimensioni del globo terrestre a partire da calcoli astronomici, ottenendo, secondo Aristotele, il risultato di 400.000 stadi di circonferenza meridiana .<br />
</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">In base alla dottrina della sfericità terrestre, Eudosso costruì le sue teorie sulla posizione della Terra nel sistema solare e nel cosmo; possiamo supporre che la sua attività si inserisca in un più ampio contesto di studi e di ricerche scientifiche in questo campo; sappiamo, infatti, che un contemporaneo di Eudosso, tal Autolico di Pitane, compose verso il 330 a.C. un trattato di geometria sferica: <em>La sfera in moto</em>, che è il più antico testo scientifico pervenutoci dalla classicità.</span></h2>
<h2><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;"><a href="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/190771_161629423893603_131625353560677_365390_1057523_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-778" title="190771_161629423893603_131625353560677_365390_1057523_n" src="http://mainikka.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/190771_161629423893603_131625353560677_365390_1057523_n.jpg" alt="" width="461" height="403" /></a><br />
</span><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;">Così commenta lo studioso Germaine Aujac, in relazione alle Proposizioni contenute nel trattato: “<em>Autolico esamina anzitutto due casi particolari, tanto più interessanti in quanto ci mostrano come, a partire dal IV secolo a.C., grazie alla geometria della sfera fossero perfettamente conosciuti i fenomeni celesti relativi ai luoghi allora inesplorati del polo e dell&#8217;equatore terrestri. La Proposizione IV dice invero: &#8220;Ove, su una sfera, un grande cerchio immobile perpendicolare all&#8217;asse separi l&#8217;emisfero visibile dall&#8217;emisfero invisibile, durante la rotazione della sfera attorno al proprio asse non si leverà né poserà alcuno dei punti siti sulla superficie della medesima; i punti situati nell&#8217;emisfero visibile sono sempre visibili, quelli siti nell&#8217;emisfero invisibile sempre invisibili.</em></span></h2>
<h2><span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-weight: 300;"><em>La dimostrazione è di un rigore perfetto. Ma, ove si cerchi di decifrare il contenuto del teorema, non si tarda a constatare che il geometra mira di fatto a scoprire una cosa; ciò che avviene al polo terrestre, che è appunto il luogo in cui l&#8217;asse del mondo è verticale e in cui si confondono orizzonte ed equatore; il luogo in cui, non essendo mai possibile veder altro che una metà del cielo, sempre la stessa, mentre l&#8217;altra rimane perpetuamente invisibile, il sole, descrivendo l&#8217;equatore nel momento dell&#8217;equinozio primaverile, compirà di fatto il giro completo dell&#8217;orizzonte, nei giorni seguenti salendo, per cerchi successivi suppergiù paralleli all&#8217;orizzonte, fino al solstizio estivo, nel quale descriverà il tropico, per poi ridiscendere fino all&#8217;equatore-orizzonte, che toccherà all&#8217;epoca dell&#8217;equinozio autunnale. Al polo farà dunque giorno per sei mesi; indi, in base al medesimo processo, notte per gli altri sei; e, nei sei mesi di notte, le stelle che si vedranno ruotare in cielo e descrivere cerchi &#8216;orizzontali&#8217; saranno sempre le stesse. La formula di Autolico resta perfettamente obiettiva e geometrica: ad altri il compito di trarne le applicazioni necessarie, anche se non occorre esser grandi sacerdoti della scienza per supporre che egli le avesse in mente nel momento di stendere il proprio teorema.</em> ” (Germaine Aujac, <em>L&#8217;immagine della Terra nella scienza greca</em>, in <em>Optima Hereditas</em>, Garzanti-Scheiwiller)</span></h2>
</div>
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<p><em> mainikka</em></p>
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