I “maniaci” – introduzione allo spettacolo ODI ET AMO

di Mainikka

Platone nel Fedro fa dire a Socrate che esistono quattro tipi di follia…. Sapete come si dice follia, pazzia, in greco? Si dice: μανία (manìa).
In latino è il furor, il delirium; manìa, furor, delirium: che parole interessanti…
de- lirare, ad esempio, significa “uscir fuori dalla lira”, che era il solco della semina: chi delira, cioè, è uscito dal seminato!

Comunque, per tornare a Platone, esistono quattro tipi di pazzia, di μανία, dicevamo:
1. la mania profetica, infusa da Apollo. È quella propria dei vati, dei veggenti, degli indovini;
2. la mania mistica (o telestica), causata da Dioniso. È posseduta attraverso i riti iniziatici, pensiamo alle Baccanti;
3. la mania poetica, ispirata dalle Muse. È l’ispirazione artistica, ottenuta tramite invasamento divino;
4. la mania erotica, o amorosa, che rende folli gli innamorati, infusa naturalmente da Afrodite ed Eros.

Esistono perciò secondo Platone quattro tipi di ‘maniaci’, se così li possiamo chiamare: i veggenti; gli adèpti ad una religione; i poeti e gli artisti, e gli innamorati.
Quale fedele, quale fanatico (letteralmente il fanatico è il frequentatore del fanum, il frequentatore del tempio), quale appassionato, quale amante non ha mai usato il lessico della follia ad indicare l’oggetto del suo amore?
Vado in estasi (ex-stasis, significa stare fuori, essere fuori di sé o da sé)… Sono in preda al delirioMi fa perdere la ragione… Mi fa impazzire… (letteralmente impazzire è essere preso dal pathos, cioè da smisurata passione), sono pazza di lui, pazzo di lei…. Sei patetico!!

Eh be’, ha ragione Platone!
A me piace giocare con le parole – s’è capito, vero? – mi diverte trovare i significati più reconditi, ma anche più veri, attraverso la ricerca etimologica: e così ho scoperto come identificare i veri “maniaci” (nel senso platonico del termine) e distinguerli dai falsi, dagli ipocriti: attenti, sempre Platone dice che chi è posseduto dalla μανία, la manìa profetica o quella mistica o quella poetica o quella erotica, agisce in stato di ἐνθουσιασμός… entusiasmo: questa parola è bellissima, è interessantissima, è formata dalla preposizione ἐν, “in”, “dentro”, e dalla radice di θεός, “dio”… cioè, significa che quando hai l’entusiasmo hai il dio dentro di te.  O tu sei dentro al dio, che poi è la stessa cosa.
E’ una condizione che si sposa perfettamente con l’estasi: esci da te stesso per ritrovarti dentro il dio..
E allora, se sei un profeta, un leader carismatico o un prete o un artista (un pittore, un musicista, un poeta, un creativo insomma… anche un professore perché no?!) o se sei semplicemente un innamorato… ecco, o hai l’entusiasmo…. oppure puoi darti all’ippica!
I migliori, chissà perché nascono soprattutto in tempi di crisi. Quindi oggi dovrebbe essercene piena l’aria, di maniaci! Ma intendo quelli veri, quelli posseduti dall’entusiasmo! Non li si scorge nella massa questi, ma ci sono, basta cercarli e saperli riconoscere.

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La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom de la Donna non avrà più paura


Il linguaggio di una società ne esprime l’identità: quando il titolo di maestra equivarrà a quello di Maestro, o quello di segretaria al suo corrispondente maschile, quando i termini architetta, avvocata, medica non faranno più ridere né rabbrividire, significherà che la nostra civiltà avrà fatto un passo avanti.

La Vita sulla Terra sarà men dura, quando l’Uom
de la Donna non avrà più paura! ” (mainikka)

ἐνθουσιασμός

ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω = essere ispirato, contenente il lemma ἐνθους = ἔν-ϑεός, composto di ἐν, in, e ϑεός, dio; significa perciò: il dio dentro.

L’entusiasmo di Jackson Pollock e di Aldo Palazzeschi

Questo video (le immagini e l’audio, assolutamente non disgiunti le une dall’altro) è la prova di quanto Platone fa asserire a Socrate nel Fedro, cioè del fatto che l’artista agisce in stato di ἐνθουσιασμός: insomma, o hai il dio dentro di te (o tu sei dentro il dio) oppure… puoi darti all’ippica!
😉

 

A proposito di localismi e dialettismi: quando un alunno bergamasco dice alla maestra “Bòna!!”

Leggo con interesse: L’italiano di oggi. Fenomeni, problemi, aspettative, di Maurizio Dardano e Gianluca FrenguelliRoma, Aracne, 2008; un panorama dell’italiano di oggi, in cui sono esaminati in particolare i fenomeni che hanno un grande rilievo nella lingua corrente: l’ingresso di espressioni proprie del parlato in molti settori della lingua scritta, l’affermarsi di neologismi, il diffondersi di anglismi nei linguaggi settoriali e nella lingua di ogni giorno, le nuove forme della testualità.

E a proposito di localismi, dialettismi ed espressioni gergali, mi sovviene un episodio divertente, accadutomi durante un corso di formazione per insegnanti di scuola dell’infanzia tenuto in provincia di Bergamo:
evidenziavo alle corsiste come l’espressione “in parte a…“, nel senso di “a fianco di…, vicino a…”, sia tipicamente bergamasca e come spesso non s’immagini che termini e modi di dire abituali non solo potrebbero non essere immediatamente compresi dal resto degli Italiani, ma addirittura rischino di venire fraintesi.
Ed ecco che una maestra, proveniente dal centro Italia, intervenne dicendo: “Eh, hai proprio ragione, sapessi che smarrimento le prime volte che mi sentivo dire dai bambini: – Bòna!!-”
Sì, perché da noi è diffusissimo esclamare ‘Bòna‘ (con la ò molto aperta ma ovviamente con una b semplice e morbida), proprio nel senso avverbiale di ‘Basta!’, ‘Stop’, anche quando si vuole far smettere un maschio o più persone insieme.
Non è inteso al femminile. Ma evidentemente la maestra in questione, non conoscendo l’espressione nel significato lombardo di “Basta!!”, deve essersi trovata fortemente confusa nel credersi oggetto di un complimento… decisamente non infantile! 🙂

Etimologia dello Straniero

Alcune considerazioni etimologiche a ruota libera:

STRANO – ESTRANEO – STRANIERO: sono tre termini che derivano dalle preposizioni latine ex e extra, che implicano il concetto di fuori, all’esterno.
Credo che anche XENOS derivi da ἐξ, la preposizione greca corrispondente alla latina ex: quindi xénos indicherebbe un riferimento alla non appartenenza alla comunità, come già evidenziato nei post precedenti.

Omero adopera il termine xénos con il significato di “ospite, legato con altri per vincoli di reciproca solidarietà, sotto la protezione di Zeus Xenios“, condizione che poteva riguardare anche un Greco, oppure di “straniero accolto in ospitalità“, ma già per Esiodo significava prevalentemente “straniero” nel senso di “estraneo, forestiero” (Rocci).
Da qui, il percorso semantico della parola procede fino a giungere al significato estremo di mercenario e, oggi, all’accezione di estraneo, diverso e intruso… (Difficile non pensare, analogamente, al rapporto etimologico che intercorre tra i termini latini hospes, che indica indifferentemente l’ospitato e l’ospitante, e hostis, il nemico ‘esterno’).

Ma visto che l’origine del termine proviene dall’area mediterranea, estendo l’osservazione: … e scopro con grande interesse che il concetto legato alla parola araba che indica lo straniero (al ajnabi/ al aja’nib) fa intendere l’ospite come “quello di fianco” anziché “quello dal di fuori” delle derivazioni linguistiche indoeuropee…

Il momento di mettere in discussione la propria mentalità in rapporto all”altro’ dovrebbe essere giunto da tempo, ormai: siamo in forte ritardo rispetto alle imperanti esigenze dettate dalle nostre società inevitabilmente multiculturali…

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Interpretazione molto suggestiva, che accosta l’immigrazione magrebina a quella italiana: Radiodervish, Amara terra – regia di Franco Battiato.

ξένος: straniero, ospite o potenziale nemico?

Mi ha sempre affascinata il rituale della ξενία (ospitalità) mediterranea:
trovo che questo insieme di norme di cortesia reciproca fosse in fondo una sorta di “protezione” e di controllo nei confronti dello ξένος, l’ospite ma soprattutto lo straniero, il non appartenente alla comunità e perciò anche il potenziale nemico, che era poi tenuto a contraccambiare nel caso le parti si invertissero.

Mi piacerebbe di conseguenza riflettere anche sul fatto che proprio ξένος e non βάρβαρος costituisca l’etimo della parola moderna xenofobìa, il cui significato dovrebbe essere “paura, diffidenza nei confronti dello straniero che si trova in condizione di ospite”, indicando cioè un atteggiamento istintivo naturale di difesa, ma usato oggi solo ed esclusivamente con accezione fortemente negativa.

Per l’atteggiamento di intolleranza e per i sentimenti violenti nei confronti dello ξένος (il diverso, il non-comunitario, che intimorisce perché non appartenente alla comunità) troverei più indicato misoxenìa.

Ma tornando al rituale della ξενία, riscontrabile presso tutti i popoli del Mediterraneo: non potremmo riscoprire in esso un insegnamento per una possibile convivenza più serena nelle nostre attuali società multiculturali? (o almeno per affrontare con occhio diverso il problema dell’integrazione).

Timor Pànico

Il timor panicus era nell’antichità lo sgomento che coglieva chi penetrava le selve, le foreste, i luoghi selvaggi in genere, su cui regnava il dio Pan: per questo era usanza non far rumori e schiamazzi e parlare a voce bassa attraversando i boschi… se solo continuassimo a rispettare questa usanza, Pan o non Pan, quanto bene faremmo agli animali selvatici!

Pavor, SYNAULIA – La musica dell’antica Roma-vol.1-strumenti a fiato”

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