ἐνθουσιασμός

ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνϑουσιάζω = essere ispirato, contenente il lemma ἐνθους = ἔν-ϑεός, composto di ἐν, in, e ϑεός, dio; significa perciò: il dio dentro.

L’entusiasmo di Jackson Pollock e di Aldo Palazzeschi

Questo video (le immagini e l’audio, assolutamente non disgiunti le une dall’altro) è la prova di quanto Platone fa asserire a Socrate nel Fedro, cioè del fatto che l’artista agisce in stato di ἐνθουσιασμός: insomma, o hai il dio dentro di te (o tu sei dentro il dio) oppure… puoi darti all’ippica!
😉

 

Le prime misurazioni della circonferenza terrestre: la nascita della Geometria

Il campo della geografia astronomica o matematica, già tentato dai Milesi e meglio sondato dagli studiosi delle colonie greche d’occidente, non trovò interessanti sbocchi almeno fino al IV secolo a.C., quando finalmente le teorie pitagoriche e parmenidee relative alla sfericità terrestre furono recuperate, sostenute e sviluppate da ulteriori studi di matematica applicata all’astronomia o, meglio, alla geometria.
Ricordiamo che la geometria, come suggerisce l’etimo, è in origine la disciplina che si occupa della misurazione della Terra, mediante calcoli che si basano sull’osservazione della sua posizione rispetto agli astri.
Il merito di aver per primo abbandonato le disquisizioni teoriche relative alla forma terrestre, e di aver piuttosto fornito le prove per confermarne la sfericità, spetta allo studioso Eudosso: era questi un matematico e astronomo di Cnido, città dell’Asia Minore che, assieme all’isola di Cos (la patria del famoso medico Ippocrate) fu tra l’altro protagonista nel corso del IV secolo dello sviluppo della scienza medica.
Eudosso tentò di misurare le dimensioni del globo terrestre a partire da calcoli astronomici, ottenendo, secondo Aristotele, il risultato di 400.000 stadi di circonferenza meridiana .
In base alla dottrina della sfericità terrestre, Eudosso costruì le sue teorie sulla posizione della Terra nel sistema solare e nel cosmo; possiamo supporre che la sua attività si inserisca in un più ampio contesto di studi e di ricerche scientifiche in questo campo; sappiamo, infatti, che un contemporaneo di Eudosso, tal Autolico di Pitane, compose verso il 330 a.C. un trattato di geometria sferica: La sfera in moto, che è il più antico testo scientifico pervenutoci dalla classicità.


Così commenta lo studioso Germaine Aujac, in relazione alle Proposizioni contenute nel trattato: “Autolico esamina anzitutto due casi particolari, tanto più interessanti in quanto ci mostrano come, a partire dal IV secolo a.C., grazie alla geometria della sfera fossero perfettamente conosciuti i fenomeni celesti relativi ai luoghi allora inesplorati del polo e dell’equatore terrestri. La Proposizione IV dice invero: “Ove, su una sfera, un grande cerchio immobile perpendicolare all’asse separi l’emisfero visibile dall’emisfero invisibile, durante la rotazione della sfera attorno al proprio asse non si leverà né poserà alcuno dei punti siti sulla superficie della medesima; i punti situati nell’emisfero visibile sono sempre visibili, quelli siti nell’emisfero invisibile sempre invisibili.

La dimostrazione è di un rigore perfetto. Ma, ove si cerchi di decifrare il contenuto del teorema, non si tarda a constatare che il geometra mira di fatto a scoprire una cosa; ciò che avviene al polo terrestre, che è appunto il luogo in cui l’asse del mondo è verticale e in cui si confondono orizzonte ed equatore; il luogo in cui, non essendo mai possibile veder altro che una metà del cielo, sempre la stessa, mentre l’altra rimane perpetuamente invisibile, il sole, descrivendo l’equatore nel momento dell’equinozio primaverile, compirà di fatto il giro completo dell’orizzonte, nei giorni seguenti salendo, per cerchi successivi suppergiù paralleli all’orizzonte, fino al solstizio estivo, nel quale descriverà il tropico, per poi ridiscendere fino all’equatore-orizzonte, che toccherà all’epoca dell’equinozio autunnale. Al polo farà dunque giorno per sei mesi; indi, in base al medesimo processo, notte per gli altri sei; e, nei sei mesi di notte, le stelle che si vedranno ruotare in cielo e descrivere cerchi ‘orizzontali’ saranno sempre le stesse. La formula di Autolico resta perfettamente obiettiva e geometrica: ad altri il compito di trarne le applicazioni necessarie, anche se non occorre esser grandi sacerdoti della scienza per supporre che egli le avesse in mente nel momento di stendere il proprio teorema. ” (Germaine Aujac, L’immagine della Terra nella scienza greca, in Optima Hereditas, Garzanti-Scheiwiller)

 mainikka

De verbis deponentibus et semideponentibus

– Magistra
– Discipuli: Antonius; Marcus; Carolus.

Mag.- Breviter hodie repetamus, discipuli mei, quae de verbis deponentibus et semideponentibus praeteritis diebus ipse vobis explicavi.
Tu, Antoni, quam brevissime planissimeque dic quae verba deponentia dicantur.

Ant.- Ea quae passive flectuntur, sed sensum habent activum.

Mag.- Optime! Rem exemplo confirma!

Ant.- “Facta Romanorum imitamur”

Mag.- Laudo; at si dicam: “I soldati furono esortati dal comandante”, quomodo vertas?

Ant. – Quoniam haec propositio passive proponitur, eam verto active; nam, ut iam dixi, verba deponentia passive flectuntur, sed sensum habent activum; dicam igitur “Milites dux hortatus est”.

Mag. – Recte respondisti: locum tuum repete!
Nunc accedat ad cathedram Marcus. Suntne horum verborum nonnullae voces, quae active flectuntur?

Mar.– Sunt, magistra: participium praesens, participium futurum, supinum atque gerundium; adiciam autem gerundivum habere sensum passivum; exempli causa: “patria militibus tuenda est”.

Mag.- Satis est! Nunc aliud periculum tibi proponam: dic quae verba semideponentia vocentur.

Mar– Ea sunt verba activa, quae tamen perfectum indicativum passive flectunt, atque ea tempora quae ex illo gignuntur.

Mag.– Carole, profer exemplum.

Car.– “Soleo dicere verum”“Solitus sum dicere verum”

Mag.- Quot sunt verba semideponentia?

Car.- Quattuor:
soleo, -es, solitus sum, -ere
gaudeo, -es, gavisus sum, -ere
audeo, -es, ausus sum, -ere
fido, -is, fisus sum, -ere
praeterea sunt verba ex fido structa: confido; diffido.

Mag. Recte respondistis! Octo puncta omnes meruistis!

L’Uomo (Ulisse)

di Lucilla Giagnoni

… Ulisse è l’uomo che suscita ammirazione perché vuole sempre andare avanti; la sua curiosità, la sete di conoscenza, è il solo valore che possa davvero nobilitare e distinguere dalle bestie e quella sete è il motore del progresso, un progresso che ci ha portati fino alla luna, agli antibiotici, all’atomica e alla mappa del dna.
Ulisse è l’uomo. E’ soldato, sentinella, pilota, arciere, narratore, oratore, costruttore di navi, navigatore.
Ulisse è colui che si camuffa: da pazzo, da mendicante, da animale.
Uno Nessuno e Centomila. Ulisse l’attore. L’ipocrita. Attore in greco si dice ὑποκριτής. Colui che sa ingannare.
Ulisse, l’eroe per eccellenza, è in fondo all’Inferno. E ci finisce per i suoi inganni, per le sue frodi. Ulisse penetra nella città assediata di Troia, lo racconta Omero nell’Odissea, dopo essersi fatto sfregiare la faccia a colpi di frustate pur di sembrare un transfuga. A dirla così mi viene in mente Hannibal the cannibal. Raggiunge Elena e la convince a tradire, ma sopraggiunge Ecuba la regina. Ulisse riesce rapidamente a cambiare faccia e a commuovere la regina madre, convincendola a lasciargli salva la vita e a farlo tornare incolume all’accampamento.

Con la spartizione delle schiave Ecuba finirà ad Ulisse. E questo invece lo racconta Euripide.
Il mito racconta che, condannata alla lapidazione per aver ucciso un greco che le aveva ucciso un figlio, il primo a scagliare una pietra contro di lei sarà Ulisse.
Ed è sempre Ulisse a lanciare Astianatte, il figlio di pochi mesi di Ettore, l’eroe dei Troiani, il figlio del nemico, giù dalle mura della città.
Odisseo viene da Odùssomai  e vuol dire sono odiato.
Lui sceglie di chiamarsi Oudéis-Nessuno. L'”odiato” è quello che penetra nel sistema per distruggerlo dal di dentro.
Quel Nessuno. Nascosto nel ventre del cavallo entra a Troia e la distrugge; nascosto dietro al nome di Nessuno penetra, non invitato, nella caverna immacolata del gigante Polifemo. Il gigante si rivela pericolosissimo e lui lo acceca. Odisseo è la figura archetipica su cui si fonda l’intera civiltà occidentale.
E’ una figura così forte che supera i confini della nostra civiltà: si dice che il Mullah Omar (lo scrive Salvatore Settis nel suo recente saggio Il futuro del classico) il capo dei talebani, quello che è sfuggito alla cattura degli americani in Afghanistan col motorino, quello cieco, il distruttore delle statue dei Budda, subito dopo le stragi dell’11 settembre abbia paragonato l’America a Polifemo, “un gigante accecato da un nemico a cui non sa dare nome. Un gigante accecato da un Nessuno”. Nessuno sconquassa l’America.
Certo Ulisse è l’uomo che si deve difendere. Perché il mondo è più grande di lui. Si difende con tutte le sue forze ma gli piace anche. Si difende ma, quando lo fa, è l’apocalisse. Nulla è più come prima.
Apocalisse vuol dire cambiamento.
Ulisse cambia il mondo. Lo riordina a modo suo.
E spesso con la violenza e il terrore. Lo sovverte.
Non so se Nessuno in fondo potrebbe essere quello che chiamiamo un terrorista.
Ma un terrorista sicuramente è un nessuno.
Fa pensare che l’eroe, il mito su cui si fonda la nostra civiltà sia proprio Ulisse.

Lucilla Giagnoni – dallo spettacolo: Vergine Madre’

Leonardo Roperti, Ulisse nella terra di nessuno
olio su tela cm 50 x 70 – 2003

 

Shukran شكرا

di Nizzar Qabbani

شكرا

شكرا لحبك..
فهو معجزتي الأخيره..
بعدما ولى زمان المعجزات.
شكرا لحبك..
فهو علمني القراءة، والكتابه،
وهو زودني بأروع مفرداتي..
وهو الذي شطب النساء جميعهن .. بلحظه
واغتال أجمل ذكرياتي..
شكرا من الأعماق..
يا من جئت من كتب العبادة والصلاه
شكرا لخصرك، كيف جاء بحجم أحلامي، وحجم تصوراتي
ولوجهك المندس كالعصفور،
بين دفاتري ومذكراتي..
شكرا لأنك تسكنين قصائدي..
شكرا…
لأنك تجلسين على جميع أصابعي
شكرا لأنك في حياتي..
شكرا لحبك..
فهو أعطاني البشارة قبل كل المؤمنين
واختارني ملكا..
وتوجني..
وعمدني بماء الياسمين..
شكرا لحبك..
فهو أكرمني، وأدبني ، وعلمني علوم الأولىن
واختصني، بسعادة الفردوس ، دون العالمين شكرا..
لأيام التسكع تحت أقواس الغمام، وماء تشرين الحزين
ولكل ساعات الضلال، وكل ساعات اليقين
شكرا لعينيك المسافرتين وحدهما..
إلى جزر البنفسج ، والحنين..
شكرا..
على كل السنين الذاهبات..
فإنها أحلى السنين..
شكرا لحبك..
فهو من أغلى وأوفى الأصدقاء
وهو الذي يبكي على صدري..
إذا بكت السماء
شكرا لحبك فهو مروحه..
وطاووس .. ونعناع .. وماء
وغمامة وردية مرت مصادفة بخط الاستواء…
وهو المفاجأة التي قد حار فيها الأنبياء..
شكرا لشعرك .. شاغل الدنيا ..
وسارق كل غابات النخيل
شكرا لكل دقيقه..
سمحت بها عيناك في العمر البخيل
شكرا لساعات التهور، والتحدي،
واقتطاف المستحيل..
شكرا على سنوات حبك كلها..
بخريفها، وشتائها
وبغيمها، وبصحوها،
وتناقضات سمائها..
شكرا على زمن البكاء ، ومواسم السهر الطويل
شكرا على الحزن الجميل ..
شكرا على الحزن الجميل

Grazie del tuo amore
è il mio ultimo miracolo
passato il tempo dei prodigi.
Grazie del tuo amore…
mi ha insegnato a leggere, a scrivere
mi ha regalato meravigliose parole
è quel che ha annullato le altre donne…in un momento
catturando i miei più bei ricordi.
Grazie dal profondo
a te che sei apparsa dai libri del culto e della preghiera.
Grazie del tuo abbraccio che ha esteso per me sogni e immagini
e del tuo viso che si è insinuato come un uccellino
tra i miei quaderni e appunti.
Grazie perché vivi nelle mie poesie,
Grazie…
perché regni tra le mie dita
Grazie perché sei nella mia vita.
Grazie del tuo amore
mi ha dato la buona novella prima di tutti i credenti
e mi ha fatto re…
mi ha incoronato
mi ha battezzato con l’acqua del gelsomino
Grazie del tuo amore,
mi ha onorato, educato ed insegnato la scienza degli avi
mi ha concesso la felicità del Paradiso dinnanzi agli uomini.
Grazie…
dei giorni incerti sotto le volte delle nubi e l’acqua triste d’Ottobre,
degli attimi di smarrimento e di certezza.
Grazie dei tuoi occhi che viaggiano soli
verso le isole delle violette e della nostalgia.
Grazie…
di tutti gli anni trascorsi
perché sono gli anni più dolci.
Grazie del tuo amore
è il più caro e leale degli amici
è quello che piange sul mio petto
quando piange il cielo.
Grazie del tuo amore, è un’elica,
un pavone…menta…acqua,
una nuvola rosa che è passata per caso all’equatore,
è la sorpresa che disorienta i profeti.
Grazie dei tuoi capelli…distrazione del mondo,
ladri di ogni foresta di palme.
Grazie per ogni minuto…
i tuoi occhi ne sono stati generosi in un’epoca avara.
Grazie delle ore di imprudenza e di sfida
e della ricerca dell’impossibile…
Grazie di tutti gli anni del tuo amore
del loro autunno e del loro inverno,
delle nuvole e del sereno,
del reciproco contrasto del loro cielo.
Grazie per il tempo del pianto e le stagioni della lunga insonnia
Grazie per questa dolce tristezza…
Grazie per questa dolce tristezza…

De medico centumque discipulis

‎”Languebam: sed tu comitatus protinus ad me
uenisti centum, Symmache, discipulis.
Centum me tetigere manus aquilone gelatae:
non habui febrem, Symmache, nunc habeo.”

“Stavo maluccio, ma tu sei accorso subito da me,
Simmaco, accompagnato da cento allievi.
Mi han così toccato cento mani, gelate dal vento di tramontana:
non avevo la febbre Simmaco; adesso ce l’ho!”

(Marziale V, 9)

Profezia o lungimiranza?

Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perchè gli uomini nuovi non saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella latina non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto “sonoro” potrà parlare per un’ora senza dire niente. 
Cosa impossibile col latino.

Giovannino Guareschi, “Chi sogna nuovi gerani? – Autobiografia – “.

Il razzismo visto da Alice

Esistono infiniti spunti per argomentare questo tema, infinite domande e infiniti dubbi a riguardo, ma anche se si trovassero le risposte, non si risolverebbe il ‘problema’.
Il razzismo, semplicemente, è la paura del diverso, paura di qualcosa di sconosciuto e, secondo me, mancanza di coraggio verso qualcosa di nuovo.
Senza andare troppo lontano e senza ricollegarmi a casi estremi, può essere chiamato razzismo anche il fenomeno per il quale le persone del mio paese sono migliori di quelle di altri, e a loro volta quelle del mio paese che non abitano nel mio condominio sono ancora inferiori; e ovviamente, per chi non vive sotto il mio tetto non posso avere una considerazione così priva di pregiudizi.
Anche nel nostro piccolo il razzismo è presente. E ogni giorno è alimentato e accresciuto dai milioni di messaggi che continuiamo a farci inculcare dai media, che nonostante la consapevolezza, ci facciamo inviare e trasmettere grazie a pubblicità, social network e programmi volti all’annullamento di qualsiasi tipo di ragionamento. Siamo abituati ad avere pensieri già elaborati, problemi già risolti e, quindi, persone già giudicate.
Esistono diversi tipi di razzismo, il più diffuso è quello verso gli extracomunitari che però, stranamente, non comprende gli americani, gli australiani o i giapponesi. Forse perché il concetto di ‘extracomunitario’ ha cambiato significato e io magari non me ne sono resa conto.
La buona frase: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ vale solo se ‘il prossimo tuo’ ha la pelle chiara, ha un lavoro, non ha troppi figli da mantenere, viene da un paese decente (secondo strani schemi che prima o poi mi farò spiegare da un razzista convinto) e soprattutto non chiede aiuto in mezzo alla strada e se ne sta nel suo. In poche parole, io lo amo se lui non mi chiede nulla e non invade la mia privacy.
La cosa più triste è vedere associazioni che fanno tanto di pubblicità con immagini di bambini poveri sorridenti, chiedendo il tuo contributo, per poi arrivare a capire che buona parte del tuo contributo finirà nella pubblicità successiva per la loro campagna ‘solidale’.
Il razzismo è una cosa ridicola. Quasi vigliacca, oserei dire. Ma a quanto pare è una sorta di protezione naturale che un uomo si crea con il passare degli anni. È una corazza che permette di sembrare forte e che dentro ti lascia vuoto. È l’autodistruzione di una società mondiale. E il bello è che abbiamo fatto tutto da soli!

Alice ’96