25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne

Πᾶσα γυνὴ χόλος ἐστίν· ἔχει δʹἀγαθὰς δύο ὥρας͵
τὴν μίαν ἐν θαλάμῳ͵ τὴν μίαν ἐν θανάτῳ.

La donna è tutta bile; ma ha due momenti buoni,
uno nel letto, uno nella tomba. (Pallade d’Alessandria, Antologia Palatina, XI, 381)

E’ fondamentalmente un problema di cultura, che non ci siamo più tolti di dosso dai tempi più antichi… e purtroppo le prime a continuare ad accettare o a minimizzare tale mentalità tragicamente misogina, sono ancora troppe donne: io non rido di fronte a motti sentenziosi come questo!

Acqua

di monica mainikka

 

Si sarebbe potuti finire in una risata
Io dapprima attonita
Ferita
Magari già quella difficile serata
Mentre severo l’occhio indagatore
Ci osservava.

Tu fiero della tua conquista ed orgoglioso
Spietata ma giusta punizione per lui.
E per me.
Allora anch’io forse
Avrei sorriso. Forse…

Ma tu
Aggredito un’altra volta
Umiliato ancora e ancora
E spaurito
Ma da chi per chi e perché?

Ma che ci importerà più di lei
Di lui di loro
Se non per una dolcezza antica
Regalata

Che forse resta
Quando tu ed io finalmente
Saremo noi?

Perché ancora rancore?
Perché ancora non amore?
Perché l’acqua
Da te desiderata non è
L’acqua del mio desiderare?

Può dunque l’acqua essere
Diversa da sé?
 No.
Siamo noi
Ancora troppo lontani da noi.

mainikka

La favola esopica: il mondo visto con gli occhi degli umili

 

La tradizione attribuisce ad Esopo (VI sec. a. C.?) l’invenzione della favola; tuttavia sappiamo bene che la prima testimonianza nell’ambito della letteratura greca risale al racconto in versi dell’Usignolo e lo Sparviero, contenuto nel poema didascalico Ἔργα καὶ Ἡμέραι di Esiodo (VIII – VII secolo a.C.), se non addirittura ad Omero, il quale nell’Odissea paragona  i Proci, nella predizione di Menelao, alla cerva imprudente che si reca a porre i suoi cerbiatti appena nati nella selva ove dimora il leone, decretandone così la morte.
Ad Esopo resta tuttavia riconosciuto il merito di aver consentito lo sviluppo del genere favolistico e di aver elaborato con originalità questa espressione d’arte popolare.

Il contadino e i figli: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

La volpe e la pantera: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

Il lupo e la vecchia: traduzione, voce e video di Monica Mainikka

Esopo, testi interattivi: a cura di Giuseppe Frappa

Il significato globale dell’opera risulta chiaro: attraverso la finzione della favola, dietro il travestimento animalesco Esopo vuol proporre un’interpretazione del mondo dal punto di vista degli umili. Non fa meraviglia, quindi, se dalla sua raccolta emerge una realtà ben diversa da quella veicolata dal ‘mito’ aristocratico di Omero. …. Egli ha saputo indagare e ritrarre la vita degli umili nella tragicommedia dei loro estrosi ripieghi e nell’infamia della loro secolare oppressione; tuttavia, chiuso in un’opaca e fatalistica rassegnazione, non ha osato alimentare la speranza di un reale cambiamento” (L. Barbero)

Un potere delegato

Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato. L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi.
(Genesi 2:20-21)

Tempo fa Dio concesse alla creatura umana di dominare sul creato; secondo il pensiero antico il nome è un attributo mistico e potente: l’assegnazione del nome su un essere vivente esprime la facoltà di dominarlo, di gestirlo; Dio quindi, a cui spetterebbe tale responsabilità in quanto superiore, nel comando di “dare un nome”, assegnò alla creatura umana una responsabilità DELEGATA: sbaglio o l’umanità se ne è bellamente dimenticata??